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anteprima logo RID Fake news, noi non ci stiamo

Fake news, noi non ci stiamo. Questo il titolo della campagna Alleanza Cooperative Comunicazione a cui aderisce anche RID.

anteprima logo RID Una CAB per il British Army

Il 1 aprile scorso, il British Army ha ufficialmente formato la propria Combat Aviation Brigade, come primo passo di un più ampio programma di ristrutturazione e modernizzazione delle componenti ad ala rotante.

anteprima logo RID COVID19, giù le mani dalla Difesa

In questi giorni drammatici, la Difesa e le Forze Armate stanno dando un contributo fondamentale nella grande guerra al COVID19. Personale, equipaggiamenti, strutture vengono messe a disposizione nell’ambito di un’operazione di concorso alla risposta ad una grave emergenza in atto sul territorio nazionale. E’ uno dei compiti “residuali” delle FA ed è un qualcosa che le stesse Forze Armate hanno sempre fatto e sempre faranno. Bisogna, però stare attenti e non utilizzare la più grave sfida che sta affrontando l’Italia, e il mondo, dalla Seconda Guerra Mondiale per strumentalizzare e manipolare a fini politici il ruolo delle Forze Armate. Da più parti, infatti, queste sembrano essere tirate per la giacchetta, ma la cosa ben peggiore, e che in futuro potrebbe arrecare gravi danni allo strumento militare, è che la contingenza possa essere trasformata in elemento strutturale, ovvero che si approfitti di questa crisi per snaturare le Forze Armate che restano un’organizzazione per la difesa “esterna” della Nazione e per la tutela dei suoi interessi vitali, nonché per la garanzia della pace e della stabilità interazionale. E’ sacrosanto che in momenti come questi le FA diano un contributo essenziale sul piano interno, ma le FA non sono e non possono essere un surrogato della Protezione Civile, anche se a molti, troppi, piacerebbe che fosse così. Il mestiere di un soldato è combattere e prepararsi a combattere. Spero che anche i vertici delle nostre Forze Armate le tengano bene a mente e non si facciano “ingolosire” dal consenso che l’impiego dei militari in patria generalmente porta con sé. C’è poi, addirittura, chi ha chiesto un ridimensionamento delle missioni internazionali per recuperare eventualmente risorse e soldati da destinare all’impiego sul fronte del contrasto al COVID19. Sarebbe sbagliato per 2 motivi molto semplici. Il primo, lo abbiamo già ampiamente ricordato: lo strumento militare deve garantire la difesa dell’interesse nazionale e le necessarie condizioni di stabilità nelle aree d’interesse dell’Italia. Il secondo, ha che fare, invece, con la percezione e con la deterrenza. In questo momento, ritiri/ridimensionamenti nei dispositivi all’estero potrebbero essere interpretati come un segno di debolezza ed incidere di conseguenza sulla percezione di gruppi e/o attori desiderosi di mutare assetti regionali a proprio vantaggio ed a detrimento dei nostri interessi. Questo discorso vale per l’Italia, ma vale per tutti quei Paesi impegnati all’estero. Sicuramente, nonostante la crisi di COVID19, che colpisce un po' tutti, terroristi e guerriglieri compresi, c’è chi è comunque pronto ad approfittare dei vuoti che potrebbero crearsi. Lo abbiamo visto negli scorsi giorni in Libia, con il Generale Haftar che ha pesantemente attaccato Tripoli. Infine, c’è un altro aspetto che vogliamo sottolineare. La pandemia provocherà – anzi, lo sta già facendo – una grave crisi economica. Il settore Difesa – basandosi su un ciclo più lungo rispetto al civile/commerciale – probabilmente verrà meno colpito, anche perché, superata la fase acuta della crisi, si tornerà ad uno scenario geo-strategico in cui il riarmo è la strada maestra seguita un po' ovunque. Certo, ci potrà essere una pausa, ma la tendenza è questa. Per cui pensare che, per via di COVID19, si possa tornare ad usare la Difesa italiana come il classico bancomat da cui attingere cash, sarebbe un errore molto grave. Un errore che potrebbe pregiudicare la sicurezza dell’Italia, in un mondo che, finita la pandemia, sarà ancor più competitivo e pericoloso.

anteprima logo RID Il Coronavirus non ferma RID

Nonostante il Coronavirus, nonostante la redazione sia chiusa e in smart working, nonostante tutti i problemi logistici e di approvvigionamenti (della carta e non solo), nonostante tutto... RID vince anche questa battaglia e sarà regolarmente in edicola il 25 marzo (con qualche possibile brevissimo ritardo nelle zone più decentrate). Il mio grazie va innanzitutto al team di redazione, per aver saputo superare anche questo ostacolo senza battere ciglio, e poi a tutti i collaboratori ed i fornitori, che hanno lavorato in condizioni davvero difficili perché anche questo numero di RID potesse arrivare nelle case e nelle edicole a disposizione dei nostri lettori. Un grazie anche ai nostri inserzionisti che hanno affidato le loro pubblicità alle pagine della nostra rivista e che sono certo non ci abbandoneranno nemmeno nei prossimi numeri. Ma il ringraziamento più grande va a tutti i nostri lettori, a tutti coloro che anche questo mese acquisteranno la loro copia di RID, gratificando così il lavoro di tutti noi e di tutta la filiera che ha portato RID in edicola. Da poco meno di 4 decenni RID è informazione di approfondimento e riflessione, senza mai mancare un mese, senza mai perdere di vista quella serietà obiettiva che ne costituisce il fondamento. Acquistando la vostra copia di RID anche questo mese contribuirete anche voi a perpetrare nel tempo la nostra tradizione. Ecco il perchè del mio grazie. Ma non dimenticate, andando in edicola, di adottare tutte le precauzioni previste in accordo ai decreti emanati in queste settimane drammatiche. E se poi nell'edicola vicino a casa RID fosse esaurita, non andate in giro a cercarne una copia ma scrivete a noi, scrivete a ordini@rid.it oppure a redazione@rid.it, forniteci l'indirizzo della vostra edicola e noi chiederemo al distributore di farvene avere una copia proprio lì. Non uscite se non necessario! Non andate in giro inutilmente! Preservate la vostra salute e, in ogni caso, visitate tutti i giorni il Portale Difesa di RID – sempre aggiornato e con almeno un paio di approfondimenti giornalieri - ed andate a riguardarvi i vecchi numeri di Rivista Italiana Difesa: ci troverete sicuramente qualcosa di interessante che vi era sfuggito.

anteprima logo RID Affondato OPV venezuelano

Il Venezuela ha dovuto cancellare dalla sua Armada delle poche unità moderne in organico, ed il COVID19 questa volta non c’entra. Il 30 marzo infatti il pattugliatore d’altura ANBV NAIGATA (GC-23), terza unità classe GUAICAMACUTO (4 OPV tipo AVANTE-1400 ordinati nel 2005 alla spagnola Navantia), consegnato nel 2011, è affondato dopo essere entrato in collisione con la nave passeggeri RESOLUTE, della Columbia Cruise Services e battente bandiera portoghese. La RESOLUTE, lunga 122 m e con una stazza di 8.400 t, ha lo scafo e la prora rinforzati per navigare in acque ghiacciate, e l’urto col pattugliatore è stato catastrofico per quest’ultimo, mentre la nave passeggeri ha subito danni limitati. Se l’affondamento della nave venezuelana è certo, così come il salvataggio dei suoi 44 uomini di equipaggio, le versioni divergono circa l’accaduto. La compagnia armatrice parla di un approccio aggressivo da parte del pattugliatore, che avrebbe intercettato la RESOLUTE mentre questa navigava a lento moto causa un’avaria, ordinandole di seguirlo a Puerto Moreno, per aver violato le acque territoriali di Caracas. Mentre il Comandante della RESOLUTE consultava gli armatori, il NAIGATA avrebbe sparato un colpo di avvertimento e poi iniziato una serie di mosse aggressive, urtando la nave passeggeri un paio di volte. Infine, una manovra errata avrebbe portato il pattugliatore ad essere accidentalmente urtato dalla prua rinforzata della RESOLUTE, con danni risultati alla fine irreparabili. A quel punto la RESOLUTE ha contattato le autorità olandesi del soccorso marittimo di Curaçao, dove è arrivata con pochi danni. Opposta la versione del Governo venezuelano, che già si sente assediato dalle sanzioni e dalle recenti, rinnovate minacce degli Stati Uniti contro il regime guidato da Maduro, contestato da parte della popolazione. Lo stesso potente ministro della Difesa del Venezuela, Generale Vladimir Padrino López, ha accusato apertamente la nave portoghese di aver violato le acque venezuelane, di “pirateria” e “aggressione”, sottolineando anche come si sia allontanata dopo aver speronato il NAIGATA. Accuse rispedite al mittente dal portavoce di Columbia Cruise Services. Nel frattempo, l’Armada Bolivariana de Venezuela ha perso uno dei suoi 8 tra OPV e corvette realizzati nell’ultimo decennio da Navantia, dopo che già il WARAO (classe GUAIQUERI, tipo AVANTE-2200) aveva subito gravi danni per un incaglio accidentale nel 2012, restando a lungo fuori servizio. Il NAIGATA, costruito nel 2008-2011, era lungo 80 m e dislocava 1.500 t, la propulsione tutto-diesel garantiva una velocità massima di 21 nodi e 5.000 miglia di autonomia a 12 nodi; l’armamento comprendeva un cannone da 76/62 mm SR di Leonardo, un impianto quadrinato a/a da 35/117mm MILLENNIUM GDM-008, 2 mitragliatrici da 12,7 mm, mentre a poppa era presente un ponte di volo per elicottero medio. La nave poteva imbarcare anche 2 RHIB, e la dotazione sensoristica era adeguata, comprendente anche una suite ECM.

anteprima logo RID Wuhan, riparte il complesso militare-industriale

Le attività economiche stanno progressivamente ripartendo a Wuhan, in Cina, epicentro mondiale della pandemia del COVID19, e tra queste figurano anche le attività riguardanti il settore militare. Dopo i 3 mesi di serrata, infatti, secondo la stampa locale il complesso militare-industriale nella città sta tornando alla normalità preparandosi a recuperare il “tempo perduto" con l'obbiettivo di limitare l'impatto sui programmi di riarmo e modernizzazione in corso. La Cina non vuole, difatti, restare indietro rispetto ai suoi concorrenti regionali - essenzialmente Giappone, India e Corea del Sud – e, pure, rispetto agli Stati Uniti, che stanno in questi giorni vivendo la fase acuta della pandemia, e, anzi, l'intenzione è evidentemente quella di avvantaggiarsi. Pechino può del resto contare sul fatto di avere già sostanzialmente arginato il virus e su un sistema meglio strutturato, rispetto a quello occidentale, per affrontare certi tipi di emergenza.

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