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RID - Rivista Italiana Difesa 02-04-2019 F-35 per la Turchia: si intensifica il blocco degli USA Washington sospende le consegne di materiale e cerca fornitori alternativi data: a cura di:

Nella foto sopra, la consegna della prima sezione centrale di fusoliera prodotta da TAI 


Dopo diversi mesi di approccio “bastone e carota”, con la carota rappresentata dall'autorizzazione ad Ankara per l'acquisizione di batterie missili PATRIOT, gli Stati Uniti prendono atto che la Turchia non desiste dall'acquisire i SAM russi S-400 TRIUMF, e procedono con il blocco all'export dell'F-35.

Washington ha ora interrotto le consegne di parti, supporto e manualistica indispensabili per preparare l'Aeronautica Turca a prendere in consegna gli F-35. Ankara è un partner di Livello 3 nel programma Joint Strike Fighter, a cui ha contribuito con 195 milioni di dollari nella fase di sviluppo. La Turchia ha, soprattutto, piani per l'acquisizione di 100 F-35A e altri, annunciati ma non ancora formalizzati, per l'acquisto di almeno 20 F-35B con cui equipaggiare la nuova nave ammiraglia, la ANADOLU, una LHD derivata dal design della spagnola JUAN CARLOS I.

Inoltre, l'industria turca si è assicurata un ruolo di primo piano nel programma: TAI è la seconda fornitrice, dopo Northrop Grumman, di sezioni centrali di fusoliera; il 45% dei piloni di carico per armi aria-terra ed elettronica associata sono prodotti in Turchia, Kale aerospace è fornitrice unica a livello globale di alcuni elementi del carrello, e altre componenti vengono prodotte in sub-fornitura.

La Turchia si era anche assicurata la produzione dei motori F-135 per la sua flotta, oltre che lo status di deposito di manutenzione principale per i motori degli F-35 dell'area mediterranea ed europea.

La Turchia ha ricevuto i primi 2 F-35A il 21 giugno scorso alla base aerea di Luke, dove dovrebbero essere raggiunti da un'altra coppia di velivoli per formare un distaccamento addestrativo permanente in America. Di conseguenza, i 2 velivoli non hanno per ora mai lasciato gli Stati Uniti. Il Maggiore Halit Oktay è diventato, lo scorso 28 agosto, il primo pilota turco di F-35, ma è possibile che la consegna dei prossimi 2 velivoli, in programma per quest'anno, possa ora non avere luogo.

L'anno scorso, l'allora Segretario alla Difesa Mattis aveva avvisato il Congresso che per rimpiazzare i fornitori turchi occorrerebbero fra i 18 e i 24 mesi, e la transizione potrebbe comportare ritardi nella produzione stimabili fra i 6 e i 18 mesi. Nell'occasione aveva insistito perché il Congresso non bloccasse la partecipazione turca.

Nel frattempo però i negoziati non hanno portato a risultati e il mese scorso il Supreme Allied Commander Europe (SACEUR), Generale Curtis Scaparrotti, aveva conseguentemente espresso senza mezzi termini la sua raccomandazione: terminare la collaborazione piuttosto che rischiare la compromissione di tecnologie chiave.

Il Pentagono continua a discutere con la Turchia per giungere ad un accordo, ma intanto comunica di aver ufficialmente avviato il processo per l'identificazione di fornitori alternativi a quelli turchi.

Per la manutenzione dei motori F-135 non dovrebbero esserci problemi: sia la Norvegia che l'Olanda stanno già allestendo depositi che, per quanto ufficialmente “secondari”, erano già destinati, rispettivamente, ad occuparsi dei motori inglesi e italiani, oltre ovviamente a quelli nazionali. Per le altre componenti c'è da attendersi che ci sarà egualmente la fila per assicurarsi nuovi contratti. Per Cameri e per l'Italia sarebbe un'occasione d'oro, se l'immobilismo, l'ambivalenza e i mugugni sull'F-35 potessero finalmente essere superati...


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