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RID - Rivista Italiana Difesa 15-05-2019 Portaerei: UK - India e Cina - Russia? Per le loro nuove portaerei, Russia e India guardano a progetti cinesi e inglesi data: a cura di:

 

Nei guai con i rispettivi programmi autoctoni relativi a portaerei, Russia e India starebbero prendendo in considerazione la possibilità di ricorrere a collaudati progetti stranieri. Per la verità, non è la prima volta che si parla dell’interesse indiano per le classe “QUEEN ELIZABETH” britanniche: ai tempi della crisi mondiale, quando sembrava arduo che la Royal Navy potesse permettersi 2 costose portaerei, si era anzi ipotizzata la vendita della PRINCE OF WALES a India o Brasile. Le difficoltà indiane nel realizzare una più modesta portaerei indigena da 40.000 tonnellate, INS VIKRANT (IAC-1), non ancora operativa a 10 anni dall’impostazione (e nonostante il supporto di varie industrie straniere, compresa Fincantieri), hanno bloccato il programma mirato a realizzarne altre 2, più potenti, classe VISHAL. Nei giorni scorsi, sono emerse indiscrezioni circa colloqui che sarebbero in atto (sostanzialmente né ammessi né smentiti da Londra, che parla di normali contatti nel settore Difesa), per realizzare almeno una nuova portaerei basandosi sul progetto elaborato per le QUEEN ELIZABETH, unità da 65.000 t. Unità da costruire in India, ma con la stretta assistenza di BAE Systems, mentre alcune parti (le più complesse e sofisticate, si pensa) verrebbero realizzate nei cantieri di Rosyth. L’obiettivo sarebbe quello di arrivare al taglio della prima lamiera nel 2022, per avere l’unità pronta nel 2030, ed eventualmente procedere alla realizzazione di una seconda destinata a sostituire la VIKRAMADITYA, l’ex portaerei sovietica GORSHKOV ricostruita nel 2005-2013, che dopo l’interminabile allestimento sta ora travagliando la Marina Indiana con le sue molte avarie al motore, l’ultima delle quali costata la vita a un ufficiale, 3 settimane fa. Resta da capire se l’eventuale “QE” indiana sarà configurata per SUPER HORNET o F-35B o C. Per le VISHAL l'intenzione era di adottare le catapulte, in particolare le EMALS americane, che Washington si è già detta disposta a fornire. Il design delle QE è adattabile, anche se il Regno Unito nel 2011 risultò finanziariamente impossibile al Regno Unito cambiare progetto a lavori già avanzati sulla capoclasse. In precedenza, una QE con catapulte era stata la soluzione prescelta dalla Francia per la sua seconda portaerei (PA2), ma quel costoso programma venne tagliato prima della costruzione.

Nel frattempo, anche Mosca starebbe guardando all’estero per ricreare la propria componente portaerei, dopo che i piani per una super-carrier nazionale (SHTORM o Project 23000E) sono stati per ora congelati, in quanto troppo ambiziosi, mentre i lavori di ammodernamento della KUZNETSOV sono stati complicati dal grave incidente in bacino che il 30 ottobre 2018 ha danneggiato le strutture logistiche e la nave stessa. Mosca è positivamente impressionata dall’accelerazione del programma portaerei cinese, che vede la SHANDONG ormai completata e alle prove in mare, una seconda nave simile in costruzione, e altre 4 Type-003, categoria super-carrier, la cui realizzazione potrebbe essere anticipata per schierare 7 portaerei già nel 2035.

La Russia starebbe di conseguenza facendo un pensierino su una possibile co-produzione. L'agenzia russa TASS ha annunciato nei giorni scorsi che la progettazione di una nuova portaerei partirà nel 2023: secondo fonti interne all'industria cantieristica, infatti, l'acquisto di una nuova unità a propulsione nucleare sulle 70.000 t sarebbe stata inclusa nel nuovo programma statale per gli armamenti. La Marina Russa punta ad immettere in servizio una nuova portaerei nel 2030. Un'eventuale collaborazione con la Cina potrebbe avvicinare quella data, o quantomeno renderla realistica. Restano ancora nel vago i termini dell’operazione industriale e il coinvolgimento della cantieristica russa, ormai tornata all'efficienza per quanto riguarda sottomarini convenzionali e unità tipo corvette/fregate, ma non per le unità maggiori.

Un’eventuale via libera a una portaerei russa ma con gli occhi a mandorla, darebbe un segnale ben preciso delle nuove gerarchie navali mondiali, visto che la prima portaerei cinese, in servizio dal 2012, è l’ex gemella della KUZNETSOV, ricostruita in Cina.


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