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RID - Rivista Italiana Difesa 22-10-2019 Il ruolo della NATO e del suo nuovo centro per il fronte meridionale data: a cura di:

Lo scorso 21 ottobre, si è tenuta a Roma la conferenza “Projecting stability to the South: the role of NATO Strategic Direction-South Hub”, organizzata dal Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali con il supporto della NATO Public Diplomacy Division e finalizzata ad analizzare l’attuale ruolo e le prospettive di impegno futuro dell’Alleanza Atlantica verso il cosiddetto fronte sud. L’evento aveva l’obiettivo di valutare l’effettività della strategia NATO verso i Paesi del bacino del Mediterraneo allargato e, in particolare, le attività e l’efficacia del NATO Strategic Direction-South Hub ad un anno dal raggiungimento della piena capacità operativa. A discutere tali complessi argomenti si sono alternati sia rappresentanti dell’Alleanza Atlantica che analisti ed esperti di tematiche geopolitiche e di sicurezza in Medio Oriente e Africa. Ad aprire il dibattito è stato proprio il direttore dell’Hub per il sud, il Generale Ignazio Lax, che ha sottolineato la peculiarità dell’approccio utilizzato dal centro, focalizzata nella piena comprensione delle esigenze, delle problematiche e delle priorità dei Paesi della regione. Secondo Lax, solo attraverso un dialogo costante con interlocutori delle aree d’interesse è possibile delineare un quadro più chiaro e diretto delle necessità e possibili minacce. Anche il Colonnello Franco Merlino, Direttore del NATO Security Force Assistance Centre of Excellence (SFA COE) si è soffermato sulla necessità di adottare un approccio che si basi sulla collaborazione più strutturata e attiva con le autorità locali. In realtà, differentemente da quanto può essere generalmente immaginato, per Security Force Assistance si intendono non soltanto attività di addestramento militare, ma anche e soprattutto tutte quelle azioni volte a creare un sistema di sicurezza efficace e che, quindi, coinvolgono attivamente le istituzioni locali. A contribuire alla definizione delle criticità politiche e di sicurezza che oggi minacciano la stabilità di Medio Oriente ed Africa sono stati gli interventi di due analisti di area. Marco Di Liddo, Senior Analyst del Centro Studi Internazionali, responsabile del desk Africa sub-sahariana, ha posto l’accento sulla crescita del terrorismo jihadista e sulle cause alla sua origine, legate a profonde problematiche economiche, di governance di legittimità istituzionale dal Sahel al Corno d’Africa. Accanto alla proliferazione del terrorismo, il fenomeno migratorio e il cambiamento climatico rappresentano delle sfide riguardevoli per i Paesi collocati sull’altra sponda del Mar Mediterraneo. Di fatto, come ha evidenziato il Dott. Giray Sadik, Eisenhower Fellow presso il NATO Defence College, la maggior parte delle minacce provenienti dal fronte sud sono interrelate e, quindi, vi è la necessità di adottare un approccio olistico per affrontarle nel modo più adeguato. Si rende fondamentale, infatti, una strategia coerente da parte della NATO e che riceva il supporto di tutti gli Stati membri. Inoltre, tale strategia deve coinvolgere non solo le Forze Armate locali e le istituzioni politiche, ma anche le ONG e la società civile: se la minaccia nel Nord Africa e in Medio Oriente diventano sempre più ibride, anche la risposta dovrà esserlo. 

A chiudere i lavori è stato il Presidente del Ce.S.I., Prof. Andrea Margelletti, che ha ribadito con vigore la necessità di restituire unità all’Alleanza Atlantica in un momento storico in cui tendenze entropiche, interessi di parte e lo spettro di un minor impegno statunitense ne scuotono alcune certezze. Il Prof. Margelletti ha affermato che non dovrebbe esistere un fronte sud ed un fronte nord della NATO, ma un'unica cornice di instabilità che preme ai confini dell’Alleanza e di come questa, pur nel rispetto dei principi che ne animano l’azione, deve essere capace di cambiare per affrontare le sfide reali e non quelle ideali.

Le diverse prospettive presentate durante l’evento hanno descritto un fronte meridionale altamente incerto, la cui stabilità dipende dall’adozione di un approccio multidisciplinare, omnicomprensivo e coerente da parte dei Paesi occidentali. Se l’Alleanza Atlantica ha lanciato una strategia per il sud che va definendosi col tempo e che è finalizzata a proiettare stabilità, un contributo sempre maggiore da parte degli Stati NATO è di certo fondamentale per gestire delle sfide in costante evoluzione e dalla complessa risoluzione come quelle provenienti dal fronte meridionale.


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