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RID - Rivista Italiana Difesa 12-03-2020 Portaerei, l’US Navy cambia tutto? data: a cura di:

Il Segretario dell’US Navy Thomas Modly ha deciso la creazione di una Future Carrier 2030 Task Force, incaricata da qui ai prossimi 6 mesi dello studio della futura configurazione della componente portaerei dell’US Navy. Al momento, come noto, sono state ordinate ai cantieri HHI di Newport News 4 super-carrier a propulsione nucleare classe FORD da oltre 100.000 t di dislocamento, di cui una impegnata nelle prove in mare ed una in allestimento. Nell’ambito della nuova dottrina delle DMO (Distributed Maritime Operations), l’US Navy sta cercando di capire la reale costo-efficacia di unità così grandi a fronte dei progressi nella missilistica e non solo compiuti da avversari quali la Cina e la Russia e del proliferare delle cosiddette bolle A2/AD. In particolare tra le opzioni allo studio, ci sarebbe pure quella di sviluppare dopo queste prime 4 unità portaerei più piccole, magari anche a propulsione convenzionale, secondo la logica della riduzione dei bersagli paganti da offrire al nemico, propria delle succitate DMO. Forse ciò che vuole l’US Navy non è la vera e propria light carrier da 30.000/40.000 t – come le prime 2 classe AMERICA dei Marines per intenderci o la nostra TRIESTE - ma piuttosto una via di mezzo tra la light carrier e la super carrier o un mix di entrambe le tipologie. Insomma, vedremo. Intanto lo studio dovrà formulare alcune ipotesi su cui lavorare da sviluppare poi nei mesi successivi. Il discorso è molto complesso, oltre che per ragioni operative, pure per ragioni industriali, considerando che gli Stati Uniti hanno una cantieristica calibrata per la produzione di unità grandi, molto legata a quelle lobby congressuali che sulla revisione dei piani cantieristici di US Navy e Marines daranno sicuramente battaglia.


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