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RID - Rivista Italiana Difesa 23-06-2020 Droni, il Regno Unito accelera data: a cura di:

Il Ministero della Difesa britannico ha comunicato che la Fase 1 del progetto MOSQUITO è stata completata e che è stata avviata la valutazione delle proposte dell’industria per avviare la Fase 2. MOSQUITO è il programma di dimostrazione tecnologica che deve aprire la strada al primo Loyal Wingman della RAF, da acquisire nell’ambito del progetto LANCA (Lightweight Affordable Novel Combat Aircraft) e da impiegare pure nell’ambito del progetto TEMPEST per il sistema di combattimento aereo del futuro. La Fase 1 ha visto il il Rapid Capabilities Office della Royal Air Force siglare contratti, al RIAT 2019, con 3 team industriali per maturare altrettanti design. I contratti sono andati a Blue Bear Systems Research Ltd, Boeing Defence UK, e Callen-Lenz (un raggruppamento formato dal Team BLACKDAWN in partnership con la Bombardier di Belfast e Northrop Grumman UK). La Fase 2 vedrà la selezione di 1-2 design, con la produzione dei prototipi con i quali condurre una prima fase di dimostrazioni in volo nel 2022. Boeing, che come noto ha già un sistema di questo tipo in costruzione in Australia, ha ottenuto dal Governo di Canberra l’autorizzazione a condividere i dati del progetto con il Regno Unito, aprendo la strada ad uno sviluppo britannico del Boeing Airpower Teaming System. Non è attualmente previsto che i dimostratori portino direttamente ad una capacità operativa, ma il successo del Project MOSQUITO chiaramente è necessario perché il LANCA possa entrare nel vivo. Buoni progressi anche per il progetto “Many Drones Make Light Work”, che è arrivato alla Fase 3, quella finale. Questo progetto, avviato in ambito DASA (Defence and Security Accelerator), è in corso dall’agosto del 2016 ed è incentrato sulla dimostrazione delle capacità ottenibili impiegando uno sciame di un massimo di 20 UAV ad ala fissa pesanti fino a 20 kg, ciascuno equipaggiato con 1 o 2 sensori o payload di missione. Individualmente semplici e poco costosi, i droni nello sciame devono agire come una squadra per ottenere risultati di molto superiori al loro valore singolo. Sono richiesti sia sensori ottici che in radiofrequenza, passivi ed attivi. I payload RF attivi includono anche jammer. Le prime prove in volo per la Fase 3 si sono concluse con successo nel marzo scorso. Per i team di UAV si immaginano molteplici ruoli, fra cui anche la ricerca e il contrasto agli IED e la ricognizione CBRN: in un contratto separato, il MOD ha infatti finanziato lo sviluppo di sensori chimici per UAV e UGVs. Una prima capacità operativa è attesa in luglio, dopo che il 1° aprile scorso, sulla base di Waddington, è stato riformato il 216 Squadron proprio per far maturare il concetto d’impiego dei droni a sciame.


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