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RID - Rivista Italiana Difesa 01-07-2020 Niente AEGIS Ashore per il Giappone data: a cura di:

Il Governo giapponese ha ufficialmente abbandonato i suoi piani per la costruzione di 2 siti AEGIS Ashore per la difesa antimissilistica. Il Governo di Shinzo Abe aveva approvato il dispiegamento del sistema AEGIS Ashore nel 2017, prevedendo la costruzione di un sito di lancio a Yamaguchi, nel sud del paese, e ad Akita, a nord, così da offrire una copertura completa e permanente in funzione soprattutto anti-Corea del Nord. Le proteste delle comunità locali hanno trovato un appiglio nel rischio, seppur limitato, che i booster acceleratori dei missili SM-3 Block IIA possano ricadere su aree popolate. Gli sforzi per assicurare la riduzione dell’area di rischio di caduta tramite modifiche al software dei missili non hanno avuto successo, e il costo di modifiche hardware è ritenuto proibitivo a questo punto del programma. L’SM-3 Block IIA è uno sviluppo congiunto americano e giapponese a cui Tokyo ha già contribuito con 1,02 miliardi di dollari. I missili sono impiegati anche dalle navi, lanciati dai pozzi MK41, ed è la Marina Giapponese che subirà le conseguenze della decisione di rinunciare ai siti a terra. Saranno infatti i 7 cacciatorpedinieri con capacità antibalistiche già in servizio, con un ottavo esemplare in costruzione, a dover garantire la copertura del territorio nipponico, “aiutati” soltanto in parte dal dispiegamento a Narashino, Hamamatsu, Ashiya e Tsuiki di batterie PATRIOT PAC-3 Missile Segment Enhancement (MSE). Tokyo riesaminerà ora le opzioni per rafforzare le proprie difese antimissile. Potrebbero essere necessarie ulteriori unità navali, ma il premier Abe punta anche al rafforzamento delle capacità di strike preventivo anche se queste comportano ulteriori deviazioni dai rigidi dettami puramente difensivi della Costituzione. Da definire anche cosa fare con i contratti già firmati ed in parte già pagati: secondo il Ministro della Difesa Taro Cono, il Giappone si è già impegnato per oltre metà della spesa prevista e dovrà trovare soluzioni alternative in accordo con gli Stati Uniti.


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