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RID - Rivista Italiana Difesa 11-05-2021 La Turchia trasforma in drone suicida un aerobersaglio. Una lezione anche per l'Italia data: a cura di:

La Turchia continua ad investire in droni ed annuncia un nuovo sviluppo, piuttosto basico nel concetto ma comunque dal potenziale grande impatto operativo: la realizzazione di un nuovo drone “kamikaze” ottenuto modificando l’aerobersaglio SIMSEK. Il SIMSEK da attacco è armato di una testata da circa 5 kg di esplosivo e può volare dai 100 ai 200 km quando lanciato in volo da velivoli senza pilota più grandi. Oltre alla capacità di aviolancio, spicca la capacità di produrre un gran numero di questi sistemi: già oggi Turkish Aerospace produce un centinaio di SIMSEK l’anno. Il SIMSEK è nato nel 2009 come bersaglio per le esercitazioni, e può volare a 400 nodi (740 km/h) e ad altitudini comprese fra 1000 e 15.000 piedi (dai 300 ai 4500 metri). Come altri droni-bersaglio comparabili, è stato inizialmente concepito per il lancio con catapulta pneumatica su rimorchio, imbarcabile anche su unità navali, ma già dall’anno scorso è stata dimostrata la capacità di aerolancio, inizialmente dal velivolo dall’UAV tipo MALE ANKA. Rispetto ad una loitering munition, il SIMSEK è più simile ad un vero e proprio missile, che dipende probabilmente da indicazioni provenienti dal velivolo lanciatore. La quantità di esplosivo trasportata è a sua volta ridotta, ma l’alta velocità e il basso costo del SIMSEK lo rendono comunque un pericoloso mini-missile stand off che potrebbe trovare uso per saturare, con il lancio in grandi numeri, le capacità di difesa aeree avversarie. La capacità di lanciare un drone da un velivolo senza pilota più grande è significativa anche perché apre la strada allo sviluppo di tattiche di swarming, impiegando droni che, al posto dell’esplosivo, potrebbero impiegare Jammer o sensori. La Turchia si è già imposta come un esportatore di sistemi unmanned e anche questa combinazione di velivoli potrebbe presto finire in mano ad altri Paesi ed organizzazioni para-militari. A nostro avviso, pure l'Italia dovrebbe seguire questa strada sviluppando droni armati, loitering munitions e droni sucidi; sistemi la cui utilità ed efficacia è stata dimostrata in tutti i recenti conflitti. Privarsene volutamente, per malintese quesitoni etico-ideologiche, significherebbe privarsi di un'opzione e di quella flessibilità operativa indispensabile per adattarsi ai dinamici e cangianti scenari attuali. 


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