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RID - Rivista Italiana Difesa 22-06-2021 Satelliti e sensor fusion per contrastare gli ipersonici data: a cura di:

In un video, la Missile Defense Agency americana ha mostrato come si ripropone di realizzare un sistema difensivo “regionale” contro le armi ipersoniche, sfruttando capacità già esistenti (il sistema navale AEGIS, i missili SM-6 e vari altri sensori) e dei nuovi sistemi pensati specificamente per contrastare le peculiarità di missili cruise e glider ipersonici. Queste minacce combinano velocità superiori a Mach 5, finora associate solo ai veicoli di rientro di missili balistici, con traiettorie più basse sull’orizzonte e la capacità di condurre repentine manovre per evitare l’intercettazione. I radar pensati per tracciare missili balistici hanno gioco facile nel tracciare i vettori avversari nella fase di salita in quota, visto che una traiettoria balistica comporta il raggiungimento di altitudini tali oltre l’atmosfera, da esporre il missile a radar distanti anche migliaia di chilometri, senza che la curvatura terrestre possa schermarli. I Boost-Glide ipersonici, al contrario, hanno una fase ascensionale molto più breve ed una traittetoria prevalentemente entro l’atmosfera, che rende difficile la loro individuazione da grandi distanze. Una volta che il glider è rilasciato in caduta balistica, esso perde rapidamente quota, avvicinandosi al bersaglio a grandissima velocità e diventando visibile ai radar avversari solo molto più tardi. Vista la velocità d’avvicinamento, troppo tardi. Per questo motivo la MDA prevede di schierare una nuova costellazione di satelliti dedicati al tracking delle minacce ipersoniche. La gara per selezionare il produttore per i satelliti Hypersonic and Ballistic Tracking Space Sensor (HBTSS) è stata avviata nel 2019 con l’obiettivo di arrivare al primo lancio già nel 2023. Inizialmente sono state 4 le industrie che hanno ricevuto fondi per sviluppare i relativi concetti: Northrop Grumman, Raytheon, Leidos, and L3Harris. Nel gennaio scorso, la MDA ha selezionato le sole L3Harris e Northrop Grumman per la fase successiva dello sviluppo. La traccia raccolta dai satelliti sarà quindi inserita nel sistema Ballistic Missile Defense Overhead Persistent Infrared Architecture (BOA), un’infrastruttura di Sensor Fusion che dovrà impiegare, in tempo quasi-reale, i dati provenienti dai satelliti e da altri sensori per raffinare il tracciamento. Queste informazioni vitali potranno quindi essere condivise, di nuovo via satellite, con le unità dell’US Navy nella regione oltre che con la rete di comando e controllo propria dell’MDA, la Command and Control, Battle Management, and Communications (C2BMC). Le navi AEGIS, a quel punto, potranno iniziare un ingaggio in remoto (Engage on Remote) senza avere alcun contatto con il bersaglio tramite i propri sensori, ma dipendendo interamente da terze parti, fino a lanciare il proprio intercettore (Launch on Remote). A ciò bisogna aggiungere l’immissione in servizio un nuovo Glide Phase Interceptor (GPI), un missile a lungo raggio capace di ingaggiare i glider avversari nella loro fase di discesa. Di fatto, oltre alla maturazione del nuovo missile Glide Phase Interceptor, la sfida principale è il creare una costellazione (o una famiglia di costellazioni) di satelliti capaci di generare una traccia del bersaglio abbastanza accurata da consentire l’ingaggio, eliminando dallo spazio i buchi nella copertura garantita dai radar basati a terra e sulle navi. Ulteriori dettagli su RID 8/21.


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