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RID - Rivista Italiana Difesa 24-08-2021 General Atomics punta sul lancio (e recupero) di droni in volo Continua lo sviluppo del suo SPARROWHAWK, con un particolare sistema di recupero in volo data: a cura di:

Molti dei velivoli non pilotati, fra cui i primi pensati per le operazioni in sciame (swarm), sono di piccole dimensioni e di autonomia relativamente limitata. Questo può rappresentare un problema se si vuole che accompagnino i velivoli pilotati in missioni a lungo raggio: costruire UAV più grandi (e inevitabilmente più complessi) può essere una soluzione, ma implica maggiori costi e una minore spendibilità delle macchine risultanti. Di contro, non sempre sarà possibile lanciare da terra, da distanze relativamente brevi dall’obiettivo, gli sciami di UAV. Una soluzione che sta quindi generando grande interesse è quella del lancio, e a volte del recupero, di UAV in volo.

General Atomics si sta concentrando su questo approccio con il suo SPARROWHAWK, presentato nel 2020. Questo UAV “tascabile” non è stato selezionato dall’USAF per il suo progetto GREMLINS (UAV lanciati e recuperati in volo da C-130, per cui è stata preferita la proposta di Dynetics), ma l’azienda ritiene che il sistema abbia buone prospettive future e sta continuando a svilupparlo. Lo SPARROWHAWK è stato da subito presentato come un sistema lanciabile da diverse piattaforme, fra cui i velivoli a pilotaggio remoto MQ-9A REAPER ed MQ-9B GUARDIAN. Dall’aspetto e dimensioni comparabile a quelle di un’arma stand-off planante tipo JSOW, è caratterizzato da una propulsione ibrida, con un motore alimentato da carburante JP-8 che, a sua volta, aziona 2 motori elettrici, ognuno dei quali colleghato ad un'elica. Lo SPARROWHAWK “definitivo” sarà lungo circa 3,4 m e le sue ali, che si ripiegano sotto il corpo del drone per il trasporto, avranno un’apertura complessiva di 4,2 m. Potrà volare per 10 ore e, a seconda della velocità, avrà un raggio d’azione di circa 500 miglia nautiche. In crociera la velocità sarà di circa 130 km/h, con spunto massimo di oltre 240 km/h.

La missione primaria immaginata per lo SPARROWHAWK è quella di sensore volante “spendibile” da usare per ricognizioni particolarmente rischiose, ma la modularità del velivolo offre oltre 27 kg di carico utile (60 libbre) da utilizzare per l'integrazione di jammer o altri payload per compiti EW e disturbo dei sensori avversari, nonchè per possibile armamento di caduta. Secondo quanto prevede la General Atomics, gli SPARROWHAWK sarebbero particolarmente adatti ad operare come sciame.

Inoltre, nel caso in cui gli SPARROWHAWK non vengano perduti compiendo la loro missione, essi possono tornare alla piattaforma che li ha lanciati ed essere recuperati. Il pilone sviluppato da General Atomics è in grado di srotolare un sottile ma resistente cavo d’aggancio che lo SPARROWHAWK aggancia dal lato sinistro. Di fronte alla radice dell’ala sinistra si trovano 2 speciali flap che vengono aperti in sequenza durante il recupero: il primo stabilizza il cavo fra sé stesso e l’ala dell'UAV, mentre il secondo si apre subito dopo per garantire l’aggancio effettivo, reso possibile dalla terminazione del cavo, che viene catturata dai flap, ed assicurata dalla loro chiusura.

Una volta agganciato, lo SPARROWHAWK ripiega le ali e si lascia trainare dal cavo che, venendo riavvolto, riporta l'UAV al suo pilone di trasporto.

General Atomics ha completato la costruzione di un primo prototipo SPARROWHAWK e completato test in volo di trasporto usando dei simulacri. Ha già testato in volo il dispiegamento e comportamento aerodinamico del cavo di recupero, e simulato in laboratorio la sequenza di aggancio. Dei simulacri aerodinamici sono stati già impiegati per dimostrare il riavvolgimento del cavo e il recupero in volo, e il primo test con il drone effettivo e il sistema completo è previsto nei prossimi mesi.

General Atomics sta concentrando i suoi attuali sforzi sul lancio e il recupero dai piloni alari dei propri velivoli serie MQ-9, ma il video dei test in volo mostra che il cavo di recupero è integrato in un pod adattabile ai piloni di altri velivoli. Sembra ragionevole assumere che la stessa tecnica potrebbe essere replicata su velivoli diversi, magari su C-130 o altri velivoli cargo, così da permettere il lancio di sciami con un numero maggiore di UAV.


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