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RID - Rivista Italiana Difesa 23-09-2021 Libia, Dbeiba sfiduciato data: a cura di:

Il 21 settembre, la Camera dei Rappresentanti, con sede a Tobruk, ha votato la sfiducia al Governo di Unità Nazionale (GUN) guidato, dallo scorso febbraio, da Abdulhamid Dbeibah. La mozione è passata con 89 voti sui 113 presenti e sta complicando il già difficile percorso verso le elezioni, le prime dal 2014, che la tabella di marcia dell’ONU ha fissato al 24 dicembre. L’Alto Consiglio di Stato, l’altro parlamento basato a Tripoli e rivale di quello di Tobruk, non ha riconosciuto validità al voto contro Dbeibah. Con il ritorno di una spaccatura netta tra le istituzioni dell’Est e dell’Ovest, la Libia sprofonda di nuovo nello stallo istituzionale da cui sembrava essersi risollevata 7 mesi fa.

Il voto del 21 settembre ha agito come catalizzatore delle tensioni che stavano covando da tempo. I 2 rami del Parlamento libico, dopo 7 anni di conflitto più o meno caldo, faticavano a trovare un accordo soddisfacente su 3 punti chiave: la legge elettorale, l’approvazione del bilancio statale e la riunificazione dei 2 rami della Banca Centrale. Tutti punti critici sullo sfondo di una spartizione equa e condivisa delle risorse (economiche, finanziarie e politiche) del Paese, la chiave di volta del processo di riunificazione libico. L’ultima spallata al processo ONU è arrivata il 9 settembre quando Aguilah Saleh, Presidente del Parlamento di Tobruk, ha approvato in totale autonomia la nuova legge elettorale per le presidenziali, senza alcun coordinamento con Tripoli.

La data del 24 dicembre resta quindi solo sulla carta (e nei discorsi delle Cancellerie europee), ma sembra sempre più impraticabile nei fatti. Mentre riaffiorano le divisioni intra-libiche, anche la diplomazia inizia a dare segni di fatica. Il processo di Berlino in piedi dal 2020 era riuscito a far parlare gli attori esterni – soprattutto gli europei –  con una voce unica, ma l’annuncio di Macron di una nuova iniziativa diplomatica autonoma per novembre può dissipare il lavoro fatto fin qui restituendo il primato agli interessi particolari. Sono condizioni, queste, piuttosto simili a quelle in cui si era svolto il voto del 2014: le tensioni non risolte erano esplose proprio con il ricorso alle urne.


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