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RID - Rivista Italiana Difesa 04-11-2021 Marocco e Algeria ai ferri corti sul Sahara Occidentale data: a cura di:

Il 3 novembre, la presidenza algerina ha accusato il Marocco di aver ucciso 3 suoi cittadini in un bombardamento condotto con non meglio precisati “armamenti sofisticati” mentre viaggiavano su 2 camion tra la capitale della Mauritania Nuoakchott e la città algerina di Ouargla. L’Algeria non ha specificato il luogo esatto dell’attacco ma si tratta probabilmente della parte di Sahara Occidentale controllata dal Fronte Polisario, il gruppo indipendentista saharawi appoggiato fin dal 1975 dagli algerini contro l’occupazione del Marocco. Secondo un sito vicino all’intelligence di Algeri, Mena Defense, il bombardamento sarebbe avvenuto a Bir Lahlou, la città che Polisario considera la propria capitale nel Sahara Occidentale a 200 km da Tindouf, Quartier Generale del gruppo in terra algerina. Nonostante Rabat abbia subito smentito, Algeri ha promesso una qualche forma di rappresaglia. Con i fatti di Bir Lahlou, le relazioni tra Algeria e Marocco toccano il minimo storico. I 2 paesi maghrebini hanno sempre avuto un rapporto complicato, alimentato proprio dal dossier del Sahara Occidentale oltre che dalle differenze dei 2 sistemi politici, dalla competizione per la proiezione nel continente africano e dalla rivalità dei rispettivi alleati internazionali. Ma gli eventi dell’ultimo anno hanno accelerato e reso di nuovo calda questa crisi pluridecennale. L’innesco è stato il cambio di guardia ad Algeri: caduto Bouteflika (aprile 2019), e chiusa rapidamente e senza troppi scossoni evidenti la fase di protagonismo della piazza con il referendum sulla Costituzione del 1° novembre 2020, la nuova leadership algerina ha portato con sé un nuovo approccio alle dinamiche regionali. Dalle Primavere Arabe a oggi, ragiona adesso Algeri, il Paese ha sprecato un decennio chiudendosi al suo interno, in un riflesso di ostinata conservazione dello status quo e del regime clientelare di Bouteflika. In questo periodo Algeri ha smesso di presidiare i più importanti dossier di politica estera offrendo al Marocco lo spazio per rilanciare la sua azione esterna. Gli eventi dell’ultimo anno disegnano un’inversione di marcia, accelerata e resa forse più ruvida dall’avvicinarsi del Marocco alla principale linea rossa in politica estera per Algeri: l’annessione de jure del Sahara Occidentale, ventilata dal riconoscimento della sovranità marocchina sull’area da parte degli USA di Trump in cambio della normalizzazione dei rapporti tra Rabat e Tel Aviv nel quadro degli accordi di Abramo (dicembre 2020). Su questo sfondo si colloca il nuovo attivismo algerino contro il Marocco, espresso spesso attraverso azioni del Polisario concentrate nella zona del valico di Guerguerat (tra cui si segnala il lancio di razzi verso la città sotto controllo marocchino). Rabat non è rimasta inerte e ha anzi risposto anche in modo estremamente muscolare. Su tutti si ricordi lo strike mirato, compiuto probabilmente con un drone lo scorso aprile, contro il leader militare del Polisario, Dah al-Bendir (ucciso), e il capo politico Brahim Ghali (sopravvissuto). Negli ultimi mesi, le tensioni sono tracimate in modo inequivocabile anche sui rapporti bilaterali tra i 2 paesi: a luglio il Marocco ha espresso supporto per il Mouvement pour l’autodétermination de la Kabylie (MAK), un gruppo indipendentista radicato nella provincia algerina con la più lunga tradizione ribellista, l’Algeria ha rotto i rapporti diplomatici con Rabat a fine agosto, e poche settimane fa ha annunciato la chiusura del gasdotto Gaz-Maghreb-Europe (GME) che arriva in Spagna attraverso il territorio marocchino. L’attacco di Bir Lahlou segna una nuova tappa in questa escalation e può accelerare alcuni processi in corso, sia sul piano diplomatico sia su quello politico-militare.


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