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RID - Rivista Italiana Difesa 05-11-2021 Etiopia, le milizie tigrine minacciano Addis Abeba data: a cura di:

Tra il 28 ed il 30 ottobre scorsi, le milizie del Fronte di Liberazione del Popolo Tigrino (FLPT), appoggiate dalle unità dell’Esercito di Liberazione Oromo (ELO), hanno conquistato le città di Dessiè (150.000 abitanti) e Combolcià (60.000 abitanti), nello Stato Federale di Amhara, a circa 350 chilometri da Addis Abeba. La conquista di questi 2 centri urbani consente al fronte ribelle di assicurarsi il controllo della principale arteria viaria che collega la capitale etiope ai porti eritrei e a Djibouti, mettendo così a rischio i canali di approvvigionamento per la città e l’area più ricca e popolosa del Paese. Inoltre, con l’entrata a Dessiè e Combolcià, le milizie tigrine ed oromo hanno spostato la linea del fronte nel punto più a sud dall’inizio delle ostilità (novembre 2020), ampliando notevolmente le porzioni di territorio sotto il proprio controllo. Parallelamente, altri focolai di conflitto sono attivi nello Stato federale dell’Oromia, a sud di Addis Abeba, e nella regione a maggioranza somala dell’Ogaden, al confine con la Somalia. Di conseguenza, le Forze Armate etiopi si trovano nella complicata situazione di dover gestire il fronte principale a nord della capitale ed altri fronti minori nel resto del Paese. In risposta alla conquista di Dessiè e Combolcià, il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed ha decretato lo stato d’emergenza e, con un gesto disperato, ha invitato il popolo ad imbracciare le armi e mobilitarsi a difesa della capitale e contro le milizie tigrine ed oromo. Nonostante le Forze Armate etiopi siano supportate da battaglioni dell’Esercito Eritreo, ad oggi l’avanzata dei ribelli appare lontana da perdere slancio. Il rischio che, nelle prossime settimane, il FLPT e l’ELO giungano alle periferie di Addis Abeba è concreto e, con esso, la possibilità che la stagione politica di Abiy Ahmed si avvicini al capolinea. Infatti, il Fronte di Liberazione del Popolo Tigrino, composto sia da miliziani che da ex militari che hanno disertato, dispone di una potenza di fuoco e di un numero di effettivi (circa 200.000) in grado di affrontare l’Esercito Etiope alternando tattiche simmetriche e asimmetriche. Inoltre, il Fronte può ancora contare su un’eccellente capacità politica che gli permette di consolidare le alleanze con tutte le realtà etnico-tribali che si oppongono al progetto centralista di Ahmed e che vorrebbero il ripristino del modello etno-federalista. Allo stesso modo, l’ELO, seppur non possa vantare gli stessi livelli capacitivi della controparte tigrina, è una milizia che conta circa 5.000 uomini ed un’ampia esperienza sui campi di battaglia maturata attraverso decadi di guerriglia contro il governo centrale. Come se non bastasse, tanto i tigrini quanto gli oromo usufruiscono del supporto internazionale (non ufficiale) del Sudan e dell’Egitto - e pure di alcuni consiglieri di quella galassia “non ufficiale” che gravita attorno all’intelligence francese… - entrambi desiderosi di destabilizzare l’Etiopia e di vedere destituito Ahmed allo scopo di strappare futuri accordi migliori in merito alla questione del riempimento della Grande Diga del Rinascimento. Infatti, il mega-progetto idroelettrico rischia di avere enormi impatti sulla disponibilità idrica per i Paesi a valle del corso del Nilo (Sudan ed Egitto su tutti), compromettendone così la sicurezza nazionale. In caso di vittoria del fronte ribelle, Il Cairo e Khartoum sperano di veder ripagati i loro sforzi con la stipula di nuovi trattati circa i tempi ed i regimi di riempimento della diga.

Marco di Liddo è Analista presso il Centro Studi Internazionali - CeSI


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