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RID - Rivista Italiana Difesa 25-01-2022 L’USAF cambia i programmi nel Pacifico data: a cura di:

Il Segretario per l’Aeronautica Americana, Frank Kendall, durante un suo intervento al Center for a New American Security, ha annunciato che l’USAF sta procedendo con alcuni significativi cambiamenti nei propri programmi, primo fra tutti la necessità di investire maggiormente nella protezione delle proprie basi del Pacifico dalla minaccia portata dai sistemi d’arma superficie-superficie cinesi. Infatti, il Segretario Kendall ha evidenziato un importante limite del potere aereo americano nel Pacifico, dato che in questo teatro gli Stati Uniti dipendono da poche, note e fisse, basi aeree, che sono facilmente attaccabili. Ragion per cui la Cina ha effettuato sensibili investimenti nella ricerca e sviluppo di sistemi missilistici negli ultimi 30 anni, con il risultato che, ad oggi, tali sistemi sono in grado di ingaggiare pesantemente la quasi totalità delle basi americane nell’area. Per vari decenni, l’USAF ha dato la priorità allo sviluppo di velivoli piuttosto che alla difesa delle installazioni, lasciate in molti casi ad un’improbabile force protection garantita solo dalla presenza di hangar rinforzati. Per questo motivo, l’USAF intende invece porre rimedio a questa pericolosa vulnerabilità, inserendo la protezione delle basi avanzate tra le 7 principali priorità di Forza Armata a partire già dal 2022. Tale cambiamento di rotta si sviluppa principalmente su 2 linee di azione. La prima vede l’acquisizione e lo sviluppo di sistemi d’arma antimissile sempre più sofisticati, mentre la seconda pone la sua attenzione sull’applicazione di nuovi concetti operativi che prevedono un'articolata dispersione degli assetti aerei in teatro, l’uso di sistemi di mascheramento e l’utilizzo di inganni e falsi movimenti per confondere l’ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target, Acquisition and Recoinassance) avversario. Il concetto definito “Agile Combat Employment”, utilizzato nelle ultime esercitazioni dell’USAF, rappresenta un primo passo in tale direzione, con l’obiettivo di far operare le proprie forze, tramite una maggiore rotazione delle stesse, anche in installazioni secondarie al di fuori dalle 9 principali basi americane distribuite tra Hawaii, Alaska, Guam, Giappone e Corea del Sud.

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