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RID - Rivista Italiana Difesa 19-02-2022 Crisi ucraina, gli scenari militari data: a cura di:

In queste ore sta aumentando sempre di più l’allarme per una possibile azione militare russa in Ucraina. Ma quali potrebbero essere gli scenari? Mosca ha da questo punto di vista diverse opzioni ed ha dispiegato truppe lungo il confine con l’Ucraina da sud a nord, in particolare in 4 settori. Il primo, nell’obalst di Rostov e nelle aree immediatamente a ridosso delle 2 repubbliche separatiste filo-russe di Donetsk e Lugansk nel Donbass. Qui, sono presenti la 20ª Divisione Motorizzata, la 238ª Brigata di Artiglieria e la 150ª Brigata di Artiglieria. Il secondo settore è quello di Vorenezh, più a nord, dove negli ultimi giorni sono arrivate unità della 4ª Divisione Corazzata della Guardia, una delle unità di élite dell’Esercito Russo. Generalmente tale unità è di stanza nell’oblast di Mosca ed opera come riserva strategia. Il fatto che sia stata schierata a ridosso del confine ucraino suggerisce che una delle possibile direttrici principali dell’azione possa svilupparsi proprio da qui per spingersi a sud ed insaccare i reparti ucraini a ridosso del Donbass separatista. Per quanto è possibile apprendere da fonti aperte, al momento in questo settore sono presenti almeno 3 Battle Group della 4ª Divisione Corazzata ed altrettanti della 2ª Divisione Motorizzata, “protetti” da almeno un battaglione di missili superficie-aria a medio raggio BUK-M1. A queste pedine bisogna aggiungere almeno un battaglione di lanciarazzi multipli pesanti TOS-M1 e BM-27 URAGAN, più un battaglione di missili balistici tattici ISKANDER-M. Il terzo settore critico, ancora più a nord, è quello di Belgorod dove proprio in questi giorni sono stati dispiegati decine e decine di elicotteri da combattimento Mi-24 e più moderni Ka-52 ALLIGATOR. Il quarto, al confine tra Russia, Bielorussia e Ucraina, è il settore di  Bryansk, dove sono segnalati almeno 10 Battle Group motorizzati, 4 Battle Gorup della 90ª Divisione Corazzata, un battaglione di missili ISKANDER, un battaglione di BM-27 URAGAN ed un battaglione di TOS-1A. Poi, bisogna considerare quanto è stato schierato in Bielorussia, nel contesto dell’esercitazione ALLIED RESOLVE, e in Crimea. In Bielorussia sono presenti almeno 4 Battle Group motorizzati, un Battle Group corazzato, unità di artiglieria e 2 battaglioni di ISKANDER. Ma sul territorio dell’alleato di Mosca sono stati schierati di recente anche caccia pesanti Su-35S (12 esemplari) e assaltatori Su-25 (32 esemplari, probabilmente non tutti russi) ed un robusto contingente di paracadutisti, da sempre le forze di élite dell’Esercito Russo e le unità che “aprono” ogni conflitto, formato da un Battle Gorup della 31ª Brigata d’Assalto Aereo, 2 Battle Group della 76ª Divisione d’Assalto Aereo, 4 Battle Group della 98ª Divisione Aeroportata e 4 Battle Group della 106ª Brigata Aeroportata. In aggiunta, vanno citati anche 2 battaglioni di missili superficie aria a lungo raggio S-400 e 2 battaglioni di missili superficie-aria a corto-medio raggio PANTSIR-S1. Queste forze potrebbero costituire una minaccia per la capitale ucraina Kiev e per le sue retrovie. In Crimea, oltre alla Flotta del Mar Nero, sono di stanza in permanenza la 810ª Brigata di Fanteria di Marina, la 126ª Brigata di Difesa Costiera e l’8° Reggimento di Artiglieria, unità che di recente sono state potenziate con l’invio di diversi battle group motorizzati e di una brigata di artiglieria. Con queste forze, Mosca può minacciare più settori e costringere le Forze ucraine ad “allungarsi” e a presidiare sostanzialmente ogni area del confine con la Russia e con la Bielorussia, dove, come abbiamo visto, la minaccia sulla stessa capitale è tutt’altro che da trascurare. Ma questo non significa che la Russia sia in grado di invadere tutto il Paese. Sempre che ne abbia l’intenzione, infatti, le forze in campo non sono sufficienti per un’eventuale azione così complessa e su larga scala, sopratutto considerata l’ampiezza del territorio in questione e l’ostilità che verrebbe incontrata ad occidente del fiume Dnepr. Più probabile, allora, prevedere delle “finte” per mascherare un’azione maggiormente circoscritta il cui obbiettivo sarebbe mettere in sicurezza Donetsk (sempre sotto il tiro dell’artiglieria ucraina) e prendere il controllo di una parte dell’area ad est del Dnepr – il cosiddetto Donbass occidentale - e di alcuni nodi strategici come la città portuale di Mariupol, le città di Kherson, Kharkiv, ecc. Aree, oltretutto, dove l'ostilità potrebbe essere minore considerando le alte percentuali di russofoni. In questo modo, Mosca potrebbe ampliare il proprio cuscinetto di sicurezza in Ucraina garantendosi allo stesso tempo il controllo completo di una regione molto importante sotto il profilo delle ricchezze minerarie. Qualunque sia la decisione di Putin, il tutto inizierebbe con massicci attacchi cyber e di guerra elettronica, e con attacchi in profondità con aerei e missili balistici. Obbiettivi: “allentare” la catena di comando e controllo ucraina, lasciando le truppe al fronte prive di ordini, e indebolire lo sforzo logistico di supporto.

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