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RID - Rivista Italiana Difesa 10-03-2022 Ucraina, tagliate fuori le forze di Kiev nel nordest data: a cura di:

Il più importante sviluppo delle ultime ore nella guerra in Ucraina riguarda il congiungimento delle colonne che avevano da giorni bypassato Sumy con quelle provenienti da Chernihiv. Entrambe le città ancora resistono (e vengono pesantemente bombardate per questo), ma, evidentemente, pure non essendo ancora assediate a tutto raggio come Mariupol, non riescono più ad allestire azioni di disturbo sulle code delle colonne che le hanno aggirate. Il risultato è che l’angolo nordest del Paese è oramai chiuso in una sacca, con un’aliquota ignota di truppe ucraine rimasta tagliato fuori. I ponti fra Chernihiv e Kiev sul fiume Desna, fatti saltare, sono in corso di riparazione con pontoni del Genio russo, e difatti Kiev appare minacciata sempre più pesantemente sul settore est. Sul settore ovest, invece, sembra che le pesanti perdite subite dai russi in giorni di combattimenti a Irpin non stiano impedendo loro un veloce recupero e ripianamento delle forze ivi localizzate, ma che comunque esse non appaiano troppo interessate alla ricostruzione di passaggi sull’omonimo fiume (per i cui ponti, adesso distrutti, nei giorni passati erano cominciati i primi duri scontri nell’area). Piuttosto, vi sono segnali che indicano che la zona sia in corso di trasformazione in una staging area logistica (con ospedali da campo, officine campali per la riparazione) per un assalto sulla capitale. Una dinamica similare si starebbe verificando nella zona di Kharkiv, un po’ meno contesa rispetto ai giorni passati (tranne per gli interminabili bombardamenti) per via dell’allestimento, vicino Belgorod (cioè in Russia), della stessa logistica di aderenza. I dintorni di Kiev comunque appaiono ben lungi dall’essere messi in sicurezza, e, mentre Bucha si è trovata a fronteggiare contrattacchi locali ucraini (sempre respinti), Ivankiv e Fastiv, ove vi sono ancora importanti aliquote di forze ucraine, sono incessantemente attaccate dai Russi, con qualche successo locale. Movimenti più aggressivi si registrano in direzione di Dnipro e Zaporizha. Soprattutto nell’oblast di quest’ultima scontri violenti si sono verificati a Orikhiv e Huliaipole, con una situazione al momento ancora tutta da chiarire. Più a sud e sud-ovest, l’occupazione di Kherson, Melitopol e Berdyansk continua a incontrare proteste pacifiche che in qualche modo stanno cominciando a fare innervosire i Russi, che stanno assumendo una presenza sempre più marcata nei centri cittadini, con blindati, elementi delle forze anti-sommossa, e vistosi schieramenti di tiratori scelti. A est, ai “confini” con le repubbliche separatiste, truppe dell’LPR sono avanzate di qualche decina di chilometri, mentre i grossi centri di Kramatorsk, Pokrovsk e Slovyansk risultano occasionalmente ingaggiati dal salve di MLRS (principalmente BM-30 SMERCH e BM-27 URAGAN, anche caricati a grappolo), ma non ancora investite da assalti veri e propri. Ci risulta che tutte queste città, la cui caduta aprirebbe la via verso Poltava, si stiano fortificando pesantemente. Ovviamente la situazione più critica risulta quella di Mariupol, città che negli ultimi giorni ha subito bombardamenti violentissimi – compreso l’ultimo contro un ospedale pediatrico – e che si trova in una morsa sempre più stretta. Il fatto che il suo porto non sia mai stato praticamente ingaggiato, tuttavia, ci fa riflettere su quanto questi eventi, avvenuti anche durante i quasi quotidiani tentativi di evacuazione dei civili (poi per tale motivo sempre sospesi), possano davvero essere ipotizzati come intenzionali e deliberati. Il porto, infatti, è un'infrastruttura strategica che potrebbe un domani servire ai Russi.

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