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RID - Rivista Italiana Difesa 28-07-2022 US Navy: i numeri della flotta 2045 US Navy: i numeri della flotta 2045 data: a cura di:

Il 26 luglio 2022, il Chief of Naval Operations dell’US Navy, Ammiraglio Mike Gilday (nella foto durante un evento a bordo della portaeromobili d'assalto anfibio ESSEX, nel corso dell'esercitazione RIMPAC 2022), ha aggiornato il suo Navigation Plan (NAVPLAN) fornendo alcuni dettagli sulla futura struttura delle forze della Marina Statunitense. E si tratta veramente di grandi numeri, perché accanto a una flotta di 373 unità navali con equipaggio, ne opererà una formata da 150 di mezzi di superficie e subacquei unmanned, oltre a un totale di 3.000 velivoli imbarcati e basati a terra. Circa 2 settimana fa, l’US Navy aveva reso nota l’esistenza dell’ennesima iterazione di uno studio, di natura classificata e consegnato al Congresso, sulla futura struttura delle forze aeronavali, ma non aveva fornito i dettagli sulla ripartizione di una flotta proiettata nel 2045. Nei suoi commenti a margine dell’ultima edizione del NAVPLAN, Gilday ha ribadito che la competizione strategica con la Repubblica Popolare Cinese è una sfida destinata a protrarsi nel lungo termine; quest’aspetto - e il drammatico mutamento degli scenari maturato nel teatro europeo e mediterraneo dopo l’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina - hanno verosimilmente rappresentato i 2 principali fattori d’influenza delle scelte e delle risorse in tema di piattaforme, velivoli e sistemi, con e senza pilota/equipaggio. Le valutazioni conclusive dell’US Navy hanno preso in considerazione i requisiti strategico-operativi definiti in periferia dai Combatant Commanders dell’apparato militare statunitense, non solo quello responsabile dell’Indo-Pacific Command, ma anche altri Combatant Commanders con incarichi sia geografici sia funzionali. Incorporando alcuni aspetti della più recente National Defence Strategy, il NAVPLAN riconosce un cambio di paradigma nel concetto di deterrenza, diventata adesso una cosiddetta “deterrenza integrata”, in cui operano insieme il Pentagono e altri dipartimenti e agenzie governative al fine di competere con Pechino e mantenere una vantaggio strategico, tattico e tecnologico nei confronti della Russia: si tratta di un costrutto di cui fa parte anche un Joint Warfare Concept, pensato per una più stretta integrazione fra le forze militari statunitensi impegnate in un conflitto, nonché, si aggiunga, per fronteggiare situazioni di crisi e/o conflittuali emergenti in altre aree del pianeta, per esempio penisola coreana e Golfo Persico.

Per quanto riguarda l’US Navy, Gilday ha ammesso la latente insoddisfazione del Congresso e del Pentagono per il ritmo di crescita previsto finora nei prossimi decenni, per l’US Navy (75 unità navali), valutato troppo lento se confrontato a quanto accade nel resto del mondo e a fronte delle responsabilità assunte, nel bene o nel male, da Washington. Di conseguenza, la composizione prevista nel 2045 per l’US Navy prevede:

  • 12 sottomarini nucleari lanciamissili balistici classe COLUMBIA;

  • 12 portaerei;

  • 66 sottomarini a propulsione nucleare, suddivisi fra battelli veloci d’attacco e battelli con capacità aggiuntive in termini di payload;

  • 96 unità maggiori combattenti, comprendenti le versioni più moderne dei cacciatorpediniere lanciamissili classe ARLEIGH BURKE e le nuove unità tipo DDG(X);

  • 56 fregate lanciamissili classe CONSTELLATION, una delle componenti più interessanti della nuova struttura;

  • 31 unità portaeromobili d’assalto anfibio, comprendenti verosimilmente le moderne unità classe AMERICA e le SAN ANTONIO FLIGHT I e II;

  • 18 LIGHT AMPHIBIOUS WARSHIPS, altro materiale interessante a supporto dei Marine Littoral Regiments;

  • 82 unità ausiliarie di prima linea, una definizione che raggruppa numerose unità polivalenti e specialistiche;

  • 150 mezzi unmanned di superficie e subacquei, destinati a operare quali piattaforme per sensori e sistemi d’arma integrati nelle operazioni condotte dalle unità di superficie e dai velivoli.

  • un mix di 1.300 velivoli di 5a Generazione (verosimilmente F-35B e F-35C e la famiglia NEXT GENERATION AIR DOMINANCE, NGAD), a cui si aggiungeranno 900 velivoli ed elicotteri imbarcati e basati a terra per operazioni antisommergibili e antinave e 750 velivoli di supporto.

Gilday ha dichiarato l’intenzione di costruire le future piattaforme, in primis DDG(X) e CONSTELLATION, già predisposte a ricevere le innovazioni hardware e software che la tecnologia renderà gradualmente disponibili, mentre in tema di flotta unmanned utili lezioni sono in corso di apprendimento dalla grande esercitazione RIMPAC 2022, che si concluderà ai primi di agosto 2022, nonché da tutte le altre lezioni già apprese e da apprendere dalle numerose attività in corso di svolgimento in questo particolare settore delle operazioni aeronavali. Secondo Gilday, le politiche necessarie per raggiungere gli obiettivi del 2045 comprendono il ritiro dal servizio delle unità il cui valore militare non è più valutato coerente con le strategie e le tattiche dell’US Navy e un potenziamento della base industriale destinata ad assorbire il ritmo delle nuove costruzioni, il tutto “confortato” da una disponibilità di risorse finanziarie spalmate lungo la pianificazione pluriennale che accompagna tradizionalmente l’evoluzione strutturale dell’US Navy.

Il tema dell’espansione quantitativa della Marina degli Stati Uniti sarà approfondito in uno dei prossimi numeri di RID.

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