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Ufologia Patagonica e Acchiappafantasmi: Adolf Hitler è mai fuggito in Argentina?
Admiral Canoga Offline
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#1
Ufologia Patagonica e Acchiappafantasmi: Adolf Hitler è mai fuggito in Argentina?
Premessa

La guerra alle bufale e all'aria fritta purtroppo non avrà mai fine: è una lotta impari vista la nota e proverbiale elevata capacità produttiva dei fabbricanti di panzane! E per molti versi è solo tempo perso.

Tuttavia è nostro preciso dovere cercare di ridimensionare la portata delle stupidaggini apocalittiche sbeffeggiando apertamente chi le fabbrica e chi le divulga. Costoro infatti, perennemente afflitti da scarso senso dell'umorismo, hanno un unico grande nemico: il riso degli scettici.

Con quanto segue spero di non urtare eccessivamente la sensibilità di chi ci ospita, dei membri di questa piccola comunità e quella dei visitatori di questi lidi.


Antefatto

Ascoltando attentamente il Concerto Brandeburghese in Re maggiore di Bach ed in particolare il clavicembalo (re) e il violino (regina), ho decifrato una disperata richiesta d'aiuto da parte delle statue di Sofia Carlotta di Hannover e di Federico I "re in" Prussia: per le statue l'attuale inquinamento da scempiaggini corrosive e baggianate tossiche è assai più pericoloso delle cannonate sovietiche dell'aprile del 1945.
Non posso esimermi dal soccorre queste due statue monumentali.



[Immagine: 467px-Kanadische_Soldaten_am_Charlottenb...i_1945.jpg]

Berlino, luglio 1945: soldati canadesi posano per una foto ricordo davanti alla statua di Federico I tra le rovine della Porta di Charlottenburg. Si notino i cumuli di macerie.

[Immagine: 450px-Sophie_Charlotte_am_Charlottenburger_Tor.jpg]

Berlino, porta di Charlottenburg: la statua di Sofia Carlotta, consorte di Federico I.
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(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 09-02-2019, 07:15 PM da Admiral Canoga.)
09-02-2019, 07:12 PM
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Admiral Canoga Offline
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#2
RE: Ufologia Patagonica e Acchiappafantasmi: Adolf Hitler è mai fuggito in Argentina?
Capitolo I - Panzane e Bubbole?

Il 20 maggio 2012 sul quotidiano "Il Giornale" venne pubblicata la seguente intervista di Stefano Lorenzetto a Alessandro De Felice:

Citazione:«Hitler fuggì in Patagonia su un uboot: ho visto dove si nascose»

Il nipote di Renzo De Felice, Alessandro, storico non accademico e appassionato di retroscena, in una lunga intervista a Stefano Lorenzetto de “Il Giornale” parla di come, a suo avviso, alcuni enigmi del XX secolo, possano essere svelati. A cominciare dalla “non morte” di Hitler…

È forse l’unico storico al mondo ad aver visitato e filmato l’Estancia San Ramon, una grande fattoria della Patagonia argentina, ai piedi delle Ande, dove Adolf Hitler sarebbe vissuto negli anni Cinquanta.
Alessandro De Felice ne è persuaso: «Il Führer non si suicidò affatto il 30 aprile 1945 nel bunker della Cancelleria del Reich, a Berlino, insieme a Eva Braun. Riuscì invece a fuggire in Sudamerica. Visse con l’amante divenuta moglie in questa località impervia, raggiungibile solo in fuoristrada, a una quarantina di chilometri da San Carlos de Bariloche, la città soprannominata la Svizzera argentina in cui aveva trovato rifugio anche Erich Priebke, il capitano delle Ss condannato per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Da lì si spostò dopo qualche anno a Villa La Angostura, a Inalco, 85 chilometri da Bariloche. Morì per un’emorragia cerebrale il 13 febbraio 1962 o nel 1959, come sostiene il mio amico italo-scozzese Patrick Burnside, il maggiore esperto sulla permanenza di Hitler in Patagonia dopo il 1945».
Questo catanese di 47 anni non è uno storico qualsiasi.

Il professor Renzo De Felice, considerato il massimo studioso del fascismo, era cugino di suo padre.  «Mi considerava un nipote. L’ho frequentato dal 1982 fino alla morte, avvenuta nel 1996. Era in cura da anni per un’epatite C che aveva contratto in Israele. Andavo a trovarlo a Roma, nella sua casa di via Antonio Cesari, al Gianicolo, dove viveva con Attila, un boxer al quale era molto affezionato. Mi ha guidato nei miei studi».
De Felice junior s’è laureato in storia contemporanea alla Cattolica di Milano,  «con una tesi sulla scissione del Psi avvenuta a Palazzo Barberini nel 1947 per iniziativa di Giuseppe Saragat e sul ruolo dei servizi segreti americani nel finanziare la nascita del Partito socialista dei lavoratori italiani, poi divenuto Psdi, che portò all’estromissione del Pci dal governo e all’adesione dell’Italia alla Nato». Era il 1990 e De Felice sognava una cattedra universitaria. Ma già l’anno seguente capì che non avrebbe mai potuto aspirare alla stessa carriera accademica dell’illustre parente: «Mi misi in contatto col professor Mauro Canali, allievo di Renzo De Felice e docente all’Università di Camerino. Stava indagando sul vero motivo che portò all’uccisione di Giacomo Matteotti. Il deputato socialista aveva scoperto le prove dello scandalo Sinclair oil, una storiaccia di tangenti che coinvolgeva il fascismo e Casa Savoia. Io sono amico del barone Marco Carnazza, nipote di Gabriello Carnazza, originario di Catania, che fu ministro dei Lavori pubblici dal 1922 al 1924 nel primo governo Mussolini. Fornii a Canali i documenti conservati nell’archivio del politico etneo. Carnazza era infatti un imprenditore legatissimo alla holding statunitense Rockefeller-Morgan, collegata alla Sinclair oil. Nel giugno 1925, un anno dopo il delitto Matteotti, la Morgan concesse all’Italia fascista l’apertura di una linea di credito da 50 milioni di dollari che fu fondamentale per la stabilizzazione della lira. Ebbene, consegnai al professor Canali il fascicolo originale dei Carnazza sull’affare Matteotti, pregandolo solo di citarmi. Ma lui nel volume edito dal Mulino si guardò bene dal farlo. Lì tutto mi fu chiaro. Come ci si fa strada negli atenei, intendo. Quando ambivo al dottorato di ricerca, mi fu obiettato: Lei legge troppi libri. In Italia non hanno mai indagato sulla tangentopoli della cultura, su come si assegnano le cattedre».
Per campare, De Felice ha conseguito nel 2008 all’Università di Siena una seconda laurea, in medicina, ed è diventato un imprenditore nel ramo sanitario. Un vero peccato, perché il gene di famiglia per gli studi storici l'ha ereditato tutto intero, unitamente a una spiccata propensione investigativa.  «Quando studiavo alla Cattolica a Milano, frequentavo la biblioteca della Fondazione Feltrinelli, dove spesso incontravo il senatore a vita Leo Valiani. Un giorno non resistetti, mi avvicinai e gli chiesi a bruciapelo: mi perdoni, lei che è stato nel Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, mi sa dire come fu ucciso il Duce? Valiani mi scrutò e poi rispose: La morte di Mussolini è un segreto che è meglio lasciar stare. Siccome insistevo per saperne di più, aggiunse una frase lapidaria: Gli inglesi hanno suonato la musica e il Pci è andato a tempo, con ciò confermando implicitamente che nella fucilazione del dittatore a Dongo giocò un ruolo fondamentale la preoccupazione britannica di non far trapelare nulla circa il famoso carteggio Churchill-Mussolini, che il capo del fascismo portava con sé quando fu catturato dai partigiani e che sparì senza lasciare traccia. Valiani mi raccomandò: Se lo tenga per sé. Alla prima occasione lo riferii invece a Renzo De Felice, che scosse la testa: Non posso scriverlo, perché non mi crederebbe nessuno. Ma io non mi sono arreso e sono partito da lì per un’indagine sul carteggio Churchill-Mussolini che getta nuova luce anche sulla famosa querela sporta da Alcide De Gasperi contro Giovannino Guareschi, direttore del Candido, quella costata all’inventore di don Camillo e Peppone 409 giorni di prigione. Ci lavoro da otto anni, presto pubblicherò un libro di 600 pagine».
Che cosa le fa credere che Hitler sia scappato in Patagonia?  «Io non delineo certezze. Pongo dubbi, che sono terreno fertile per coltivare il pensiero. Prima di andare a San Carlos de Bariloche, ero scettico sull’ipotesi della fuga del dittatore e di Eva Braun, sebbene il libro di sir Hugh Trevor-Roper, Gli ultimi giorni di Hitler, non mi avesse affatto convinto. È questo testo il piedistallo storiografico su cui è stata fondata la tesi del duplice suicidio nel bunker di Berlino. Trevor-Roper lavorava per il Military Intelligence britannico e prendeva ordini dal primo ministro Winston Churchill, che voleva dare a tutti i costi all’opinione pubblica mondiale il cadavere del mostro. Per dire della sua attendibilità, è lo stesso storico che nel 1983 autenticò i falsi diari attribuiti al Führer e pubblicati dal settimanale Stern. Trevor-Roper all’epoca dirigeva la casa editrice del Times di Londra».
Il cadavere non era di Hitler?  «Improbabile. La perizia necroscopica, effettuata dai medici sovietici tra l'8 e l’11 maggio 1945 nella clinica di Buch, alla periferia di Berlino, è un colossale falso storico-scientifico. Nella relazione finale il tenente colonnello Faust Chkaravski e i suoi tre assistenti annotarono, di proposito, alcuni errori grossolani, forse per salvarsi la faccia davanti alla storia. Due le particolarità anatomiche del tutto fasulle attribuite alla salma del dittatore: un dente in sovrannumero e un testicolo mancante».
Soffriva di monorchidismo? «Questo hanno voluto far credere. Ma i referti di tre medici tedeschi che avevano visitato Hitler completamente nudo negli ultimi 12 anni attestavano che i suoi organi genitali erano normali. Quanto alla presenza di un quindicesimo dente nella mascella inferiore, essa contrasta con la precisa testimonianza del dentista personale del Führer, il dottor Hugo Blaschke, arrestato dagli americani il 28 maggio 1945. E non poteva trattarsi di un errore di traduzione, perché il numero 15 figurava in caratteri latini».
Come si arrivò a quella che lei ritiene una messinscena? «Non solo io. Il 15 giugno 1945 il generale Dwight Eisenhower, nel corso di una conferenza stampa presso l’hotel Raphael a Parigi, dichiarò: Le ricerche sovietiche non hanno trovato tracce di resti di Hitler, né la prova positiva della sua morte. Quando alla Conferenza di Potsdam, sempre nel 1945, il presidente americano Harry Truman chiese a Stalin se Hitler fosse morto, il dittatore sovietico rispose senza mezzi termini: No. E aggiunse che i gerarchi nazisti erano fuggiti in sommergibile in Spagna o in Argentina. Il segretario di Stato, James Byrnes, per accertarsi che Truman non avesse capito male, dopo il brindisi ufficiale prese in disparte Stalin, il quale gli confermò la risposta. La circostanza venne riferita da Truman in una lettera alla moglie e da Byrnes nel suo libro di memorie "Speaking Frankly". Anche il capo del collegio difensivo degli Stati Uniti al processo di Norimberga, Thomas Dodd, ammise: Nessuno può dire che Hitler sia morto». 
Diamo per scontata la messinscena. «Fra i cadaveri trovati nella Cancelleria del Reich i medici russi scelsero i due più carbonizzati, li contrassegnarono con i numeri 12 e 13 e dissero che erano quelli di Hitler e della Braun. Il primo misurava 1,65 metri e il secondo 1,50. Ma Hitler da vivo era alto 1,73 e la sua amante 1,63. Difficile ipotizzare che il fuoco li avesse accorciati in modo così considerevole. Inoltre le radiografie eseguite su Hitler nel 1944 dal dottor Erwin Giesing non collimano con le immagini ai raggi X mostrate dai sovietici. Non basta: i cadaveri, pur rinvenuti nello stesso luogo, risultavano bruciati in modo estremamente diverso e accanto a essi c’erano le carcasse di due cani che però avevano conservato integra la loro pelliccia. Com’è possibile?».
Tutte qui le prove del falso storico?  «I testimoni tedeschi presenti nel bunker furono trattenuti chi per 10 anni, chi per 15 anni e in questo lasso di tempo furono ripetutamente interrogati. Perché? Se la tesi di Trevor-Roper fosse stata vera, i russi non avrebbero continuato a cercare prove sulla morte di Hitler».
Che fine fecero i cadaveri dopo l’autopsia?  «Cremati. Le ceneri furono disperse, come riportato a Mosca il 3 giugno 1945 da un rapporto del controspionaggio dell’Armata rossa. Resta una porzione di calotta cranica attribuita a Hitler e conservata presso l’Archivio di Stato della Federazione russa. L’analisi effettuata dal professor Nick Bellantoni, archeologo dell’Università del Connecticut specializzato in ossa umane, ha dimostrato con l’esame del Dna come il reperto appartenga in realtà a un cranio femminile, che però non c’entra nulla neppure con Eva Braun. Rimarrebbe la dentatura, custodita nell’archivio della Lubianka. Ma le autorità russe hanno posto il veto sull’analisi genetica. Il mio amico Patrick Burnside, invitato a Mosca due anni orsono, chiese in diretta tv di poter confrontare il Dna mitocondriale della presunta mandibola di Hitler col Dna dei resti di Paula Hitler, sorella di Adolf, morta il 1° giugno 1960 e sepolta a Berchtesgaden, e di Klara Pölzl, la madre del dittatore, deceduta a Linz il 21 dicembre 1907. Burnside si disse pronto a pagare lui stesso il test per l’analisi comparativa dei vari Dna. Il governo russo non gli ha mai risposto».
Mi parli di questo Burnside e di come siete diventati amici.  «È un imprenditore e un saggista investigativo, nato nel 1948 a Genova, che da giovane ha vissuto nel Sud Tirolo. Oggi abita a San Carlos de Bariloche, dove c'è ancora il Club Andino, un ritrovo di tedeschi. L’ho conosciuto durante il mio viaggio in Argentina. A presentarmelo è stato Jörg-Dieter Priebke, proprietario di una clinica veterinaria».
Parente del novantottenne Erich, agli arresti domiciliari a Roma per il massacro delle Ardeatine?  «Figlio. Ma io col padre ho avuto solo un contatto telefonico piuttosto freddo».
Continui.  «Burnside in Alto Adige conobbe padre Cornelius Sicher, fino al 1970 parroco di Monclassico, vicino al Passo della Mendola. Durante la prima guerra mondiale, questo prete aveva stretto amicizia con l’ammiraglio Wilhelm Canaris, allora comandante di un sommergibile U-boot di stanza a Cattaro, provincia dalmata dell’Impero austro-ungarico. Canaris, che aveva salvato la vita a padre Sicher, con l’avvento del nazismo era stato nominato capo dell’Abwehr, il servizio segreto militare tedesco. Fu strangolato dalla Gestapo per il suo coinvolgimento nel fallito attentato del 1944 a Hitler. I due continuarono a vedersi fino al 1943. E durante uno dei loro incontri Canaris confidò al sacerdote: “Mi ero preparato una via di fuga verso la Patagonia. Ma penso che ne usufruirà qualcun altro. Si riferiva a Hitler».
Che ne sapeva Canaris della Patagonia?   «Nel 1914 aveva combattuto nella battaglia delle Falkland contro la Royal Navy britannica. Catturato dagli inglesi, era riuscito a evadere da un campo di prigionia in Cile e aveva attraversato a piedi le Ande, raggiungendo l’Argentina, da dove s’imbarcò per tornare in Germania. Fu durante quella fuga che s’imbatté nell’Estancia San Ramon, di proprietà del barone tedesco Ludwig von Bülow. E decise che poteva diventare il covo ideale in cui sparire dal mondo».
Lei l’ha visitata.  «Sì, spacciandomi per un agente immobiliare. È un’oasi solitaria, ancora gestita da una fondazione svizzero-tedesca con gli stessi criteri autarchici degli anni Venti, quando Christian Lahusen ne fece una fiorente azienda per la produzione di lana, pellami, frutta, legname, cereali e tannino».
Erich Priebke sapeva che il Führer aveva trovato rifugio a una quarantina di chilometri da San Carlos de Bariloche?
«Secondo me, no. E neppure Adolf Eichmann lo sapeva. Ogni criminale nazista poteva contare su coperture a compartimenti stagni. Il figlio di Priebke mi ha raccontato d’aver lavorato alla Mercedes Benz di Buenos Aires, dove aveva come capo proprio Eichmann. Ma lui scoprì la sua vera identità solo dopo che gli agenti del Mossad rapirono l'ex comandante delle Ss, trasferendolo in Israele, dove fu processato e impiccato. Senz’altro erano a conoscenza della presenza di Hitler a Bariloche altri due criminali nazisti fuggiti dal bunker berlinese e cioè Heinrich Müller, comandante della Gestapo, e Martin Bormann, segretario personale del Führer, il quale, stando a un rapporto della Cia, era diventato fin dal 1943 una spia del Kgb sovietico».
Addirittura.  «Ha mai sentito parlare dell’Operazione James Bond?».
Vagamente.  «Fu un commando dell’intelligence navale britannica agli ordini di Ian Fleming, che nel 1952 diventerà famoso come autore dei romanzi dell’agente 007, a trarre in salvo Bormann dalle macerie fumanti di Berlino. L’operazione venne alla luce solo nel 1996 e finora nessuna autorità del Regno Unito l’ha mai smentita. Bormann sarebbe stato protetto in quanto detentore dei conti bancari cifrati delle vittime del nazismo in Europa nonché delle informazioni sull’avanzatissima tecnologia missilistica del Terzo Reich. I rapporti di Cia e Fbi in mio possesso dimostrano che John Edgar Hoover, il potente capo del Federal bureau of investigation, sguinzagliò i suoi agenti in Sudamerica perché non aveva creduto alla farsa del suicidio di Hitler e del falò wagneriano della salma nel cortile della Cancelleria». (Mi mostra un'informativa dell’Fbi, datata 21 settembre 1945, che parla dell’aiuto fornito da funzionari argentini a Hitler, sbarcato da un sottomarino e nascostosi ai piedi delle Ande). «In una nota secret classification della Cia, inviata dalla Colombia il 3 ottobre 1955, un agente scriveva: Aldoph Hitler is still alive, è ancora vivo».
Hitler arrivò fin laggiù in aereo?«No. E posso dirlo perché il mio amico Burnside è figlio di uno degli ufficiali piloti inglobati nella Luftwaffe che dal 28 al 30 aprile 1945 assicurarono un corridoio aereo libero fra Berlino e la Danimarca per la fuga di Hitler. Il 28 aprile 1945 non vi fu alcun matrimonio nel bunker tra Adolf ed Eva, bensì la partenza su uno Junkers Ju 52, oppure un Arado 234 B, dalla pista di Hohenzollerndamm, con atterraggio nella German imperial Zeppelin base di Tønder, in territorio danese. Da quel punto in avanti si fanno due ipotesi: la partenza in sommergibile verso il Sudamerica oppure un volo verso Reus, base militare spagnola nei pressi di Barcellona, e poi da Reus alla volta delle Isole Canarie, con sosta a Morón de la Frontera, vicino a Siviglia, per rifornirsi di carburante. È il 29 aprile 1945. Con Hitler vi sono la sua amante e il cognato Hermann Fegelein, che aveva sposato Gretl Braun, sorella di Eva, sebbene la storiografia ufficiale lo dia per fucilato su ordine del Führer. E persino la fedele cagna Blondi. All’arrivo nella base nazista di Villa Winter, a Fuerteventura, vi era ad attenderli un U-boot per il trasferimento in Patagonia. Il sommergibile, anzi l’elettrosommergibile, su cui si sarebbe imbarcato Hitler apparteneva alla classe XXI, dotato di attrezzature straordinarie. La presenza in Sudamerica di almeno tre sommergibili tedeschi è avvalorata dal fatto che il 10 luglio 1945 un sommergibile U-530 si consegnò in una base navale di Mar del Plata».
Ma quali prove ha per supportare questa rocambolesca ricostruzione?
«Le mie fonti sono varie. Tra esse vi è Jeff Kristenssen, alias capitano Manuel Monasterio, che cita Heinrich Bethe, alias Pablo Glocknick, alias Juan Paulovsky, un ufficiale dell’intelligence tedesca di stanza in Argentina sin dal 1939, il quale insieme col medico personale del Führer, il dottor Otto Lehmann, fu accanto al dittatore fino all’ultimo. Secondo Bethe, Hitler sarebbe morto alle ore 15 del 13 febbraio 1962 in una località imprecisata della Patagonia argentina. Era entrato in coma tre ore prima. Burnside non è di questo avviso. A Bariloche ho interrogato anche Abel Basti, giornalista-investigativo, il quale mi ha confermato che nel 1945, tra luglio e agosto, Hitler, accompagnato da non più di sette persone, inclusa Eva Braun, giunse a bordo di un sommergibile tedesco, scortato da altri due, nella baia di Caleta de Los Loros. Infine Burnside mi ha rivelato che a Buenos Aires riuscì ad avvicinare il portavoce di Goebbels nel periodo d’oro del Terzo Reich, Wilfred von Owen, deceduto nella capitale argentina a 96 anni, nel 2008, il quale gli confermò l’approdo in Argentina di cinque sommergibili tedeschi dopo la fine della guerra».
Del matrimonio di Hitler che si sa? «Hitler ed Eva Braun si sarebbero sposati con rito cattolico nella cappella dell’Estancia San Ramon dopo l’agosto del 1945. Il matrimonio nel bunker di Berlino, avvenuto il 29 aprile 1945, avrebbe invece riguardato i sosia di Hitler e della Braun: Gustav Weber, una delle due controfigure delle quali il dittatore disponeva, e una donna sconosciuta».
Il Führer ebbe figli?  «Il primo fu Helmut, nato nel 1935, ufficialmente da Joseph Goebbels e Magda Rietschel, moglie del ministro della Propaganda nazista. In realtà Helmut sarebbe stato il frutto di un tradimento coniugale consumato da Magda con Hitler durante una vacanza sul Baltico. Prima di suicidarsi, i coniugi Goebbels lo avvelenarono insieme con le sorelline Helga, 12 anni, Hilde, 11, Holde, 8, Hedde, 6, e Heidi, 4. Poi ci sarebbe Gisela Hoser, o Heuser, nata nel 1937 dall’atleta tedesca Ottilie Fleischer, detta Tilly: Hitler mise incinta la Fleischer dopo le Olimpiadi berlinesi del 1936. La fonte di questa notizia è Bethe. Il dittatore avrebbe avuto anche una seconda figlia, Ursula, detta Uschi, nata ufficialmente a Capodanno del 1939 in Italia, a Sanremo, da Eva Braun. La gravidanza fu occultata perché Hitler riteneva che il suo ascendente sul popolo tedesco sarebbe scemato qualora non si fosse mostrato totalmente dedito ai destini della Germania. Uschi arrivò all’Estancia San Ramon nel settembre 1945, proveniente dalla Spagna, via Buenos Aires, tramite Hermann Fegelein. Una terza figlia di Hitler e della Braun sarebbe nata morta nel 1943. August Schullten, ginecologo di Monaco di Baviera che aveva seguito la gravidanza, perì in un incidente d’auto quello stesso anno. Nel marzo 1945 l’amante di Hitler concepì un altro figlio. Era già incinta durante la fuga verso la Patagonia. Burnside mi ha confermato che in Argentina sarebbero vissute due figlie di Hitler. Una di loro durante gli anni della dittatura del generale Jorge Videla si presentò al consolato tedesco di Buenos Aires per chiedere d’essere aiutata a espatriare in Sudafrica. Al funzionario che le aveva spiegato di non poter fare nulla per lei, disse: Ma io sono la figlia di Hitler».
Eva Braun che fine fece?  «Dalla fine degli anni Sessanta se ne perdono le tracce».
Perché i suoi studi si sono concentrati proprio sulla figura del Führer?  «Perché la ritengo centrale nella geopolitica mondiale. La Germania aveva una visione di grande respiro, basta visitare Berlino per rendersene conto. Il lascito peggiore della Resistenza è stato quello d'aver irrimediabilmente condannato l’Italia a una dimensione provinciale della storia. Siamo ancora fermi alle categorie fascismo e antifascismo, mentre nella seconda guerra mondiale erano in gioco interessi che travalicavano l’aspetto ideologico. Crediamo che la Gran Bretagna sia intervenuta nel conflitto per ridare la libertà all’Europa, senza renderci conto che per tre secoli l’unica preoccupazione del Regno Unito è stata la salvaguardia delle rotte marittime verso le colonie da cui importava le merci che venivano rivendute al mondo intero a prezzi quadruplicati».
Ma lei è un nostalgico?  «No. Destra e sinistra dal mio punto di vista non hanno alcun significato, le considero categorie vuote. Per me il fascismo fu un fenomeno di sinistra, totalitario, un’eresia comunista. L’unico Pci che abbiamo avuto in Italia è stato il Partito fascista repubblicano durante la Rsi. Vedo un filo rosso che lega il giacobinismo della rivoluzione francese sia al comunismo che al fascismo e al nazionalsocialismo».
Allora come si definirebbe?  «Uno studioso solitario chiuso nella sua utopia incomunicabile. Dal greco ou tópos, nonluogo. Quindi uno storico fuori luogo».
Da dove parte uno storico?  «Dai documenti. Che però, da soli, non parlano mai. Bisogna essere capaci di farli parlare. E dalle testimonianze orali. Io sono andato a cercarle a spese mie. La rivoluzione culturale in Italia comincerà quando i professori universitari apriranno una partita Iva per rilasciare le fatture e i loro studi storici se li pubblicheranno e se li venderanno da soli, online o su carta, come faccio io. Purtroppo la civiltà dell’immagine ha affossato la ricerca delle fonti: tu puoi scrivere chilometri di fatti, come accadde durante la prima guerra del Golfo, poi arriva il filmato di un cormorano incatramato di petrolio e li spazza via in un baleno. La Tv è una gomma: cancella tutto. Stimola l’emotività, non la razionalità».
Ma che importanza ha stabilire se Hitler si suicidò oppure no? A quest'ora è comunque morto.  «Non saprei. Però attesterebbe ciò che è sotto gli occhi di tutti, credo: sulla seconda guerra mondiale, più andiamo avanti e meno ne sappiamo».


L'intervista venne riproposta qualche mese dopo sul sito web della rivista Storia in Rete, che spesso seleziona dalla nostre prodigiose "testate nazionali articoli di carattere storico "piuttosto esotici" per la propria rassegna stampa:

https://www.storiainrete.com/7541/xx-secolo/hitler-fuggi-in-patagonia-su-un-uboot-ho-visto-dove-si-nascose/

...oltre ad essere putualmente rilanciata da numerosi siti web, tutti appartenti all'affollata galassia delle fantastorie esoteriche e delle bufale extraermetiche.
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(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 11-02-2019, 10:39 PM da Admiral Canoga.)
09-02-2019, 07:43 PM
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Admiral Canoga Offline
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RE: Ufologia Patagonica e Acchiappafantasmi: Adolf Hitler è mai fuggito in Argentina?
Note al Primo Capitolo

Come si può notare, a suo tempo mi sono permesso di intervenire sul sito di "Storia in Rete" per commentare una piccola parte della mostruosa quantità di sciocchezze dette e scritte dal nostro prode e ineffabile storico:

Citazione:[*]Ci vorranno altri dieci anni per spiegare tutto ciò che non quadra nella tesi ufficiale del suicidio wagneriano di Trevor-Roper. IO non faccio asserzioni perentorie sulla “scomparsa” di Hitler dalla scena della vita a fine aprile 1945. Mi sono limitato a seminare dubbi, consapevolezza investigativa per approfondimenti incessanti. La storia non è un monolite. E’ facile parlare. Ma è difficile approfondire. Qualcuno nel novembre 1945 ha dettato una versione sotto (a sua volta) altra dettatura impostagli nel settembre 1945 da autorità politiche. Cosa sia realmente successo nel bunker tra il 28 aprile 1945 ed il 2 maggio 1945 nessuno è stato in grado di stabilirlo. Nessuno. Dal punto di vista scientifico, medico-legale e forense, credere all’asserito suicidio di Hitler ed Eva Braun è solo un atto di fede.
Il fatto accaduto realmente è, invece, il mistero principale del XX° secolo. I rapporti delle agenzie d’intelligence anglo-USA ed i resoconti della Marina Militare Argentina conducono ad una solo pista silenziata da 68 anni ad oggi con accurati procedimenti di manipolazione della sensibilità della opinione pubblica mondiale. Opinione pubblica che, per molti, si vorrebbe far coincidere con l'”opinione pubblicata”.  

Alessandro De Felice - 8 gennaio 2013, 16:32

[*]Certo che lo storico di aeronautica non ne sà quasi nulla,a parte la leggenda metropolitana arcinota,come fuggirono in 4 + un cane su un Arado 234B monoposto?,con poca autonomia?,e fuggirono su un lentissimo JU52 che volava poco + veloce di un auto da corsa?,in mezzo alle armate russe che circondavano Berlino e per fare atterrare sull’Under Den Linden un Fiesler Storch ci volle una buona dose di fortuna,da dove decollarono i 2 presunti aerei? documentarsi meglio non sarebbe male. 
marco     -  17 marzo 2013, 21:33


[*]La ringrazio per l’interessamento. La questione “fuga di Hitler” è sterminatamente complessa, in termini documentali, politici, medico-legali, spionistici, scientifici ed economici, per ciò che implica (non per ciò che implicherebbe, presente indicativo invece che condizionale presente). Io ho voluto lanciare dei segnali. A qualcuno…..La disamina analitica richiederà molto tempo ed io, festina lente, sto incominciando appena.
Nell’articolo in oggetto, da Lei citato, ho dato solo degli input senza poter – per legittime necessità spaziali giornalistiche dell’amico Lorenzetto – spaccare il capello in 4. Lo farò tra qualche anno, quando pubblicherò un accurato studio scientifico al riguardo. Ciò vale per la pista aeroportuale e per il giorno esatto della fuga. La notte tra il 25 ed il 26 aprile 1945 Ritter von Greim ed Hanna Reitsch si incontrano a Monaco e da lì volano all’aeroporto di Rechlin, dove invece di utilizzare un elicottero prendono un aereo Focke Wulf 190 pilotato dal misterioso sergente “B”(osser), lo stesso che aveva portato Speer nel bunker in precedenza. 40 aerei tedeschi scortarono il Focke Wulf sino all’aeroporto berlinese di Gatow (dallo scrivente visitato nel 2008). All’arrivo all’aeroporto di Gatow, la Reitsch e von Greim decidono di usare un altro aereo (FIESELER STORCH) con capienza per 2 soli passeggeri. Nonostante il fuoco sovietico atterrano sull’Unter den Linden il 26 aprile 1945 alle 18.30 circa. Von Greim è ferito al piede destro. Vengono raccolti da un veicolo tedesco che li porta sino al bunker. Lo stesso giorno atterrano per lo meno altri 2 aerei sull’Unter den Linden (JUNKER 52). Mediante un comunicato ufficiale i sovietici annunciano di aver conquistato lo strategico aeroporto di Tempelhof lo stesso 27 aprile. Dopo essere stato chiamato a Berchtesgaden da un delegato di Hitler, il generale Koller giunge nelle prime ore del 27 all’aeroporto di Rechlin per ripetere lo stesso tragitto compiuto da Speer, Reitsch e von Greim. Ma Koller non può arrivare a destinazione stavolta a causa della installazione di batterie russe antiaeree che impediscono l’atterraggio sull’Unter den Linden. Koller parla al telefono con von Greim convalescente che gli dice che non fa nulla se non potrà raggiungere il bunker. Von Greim a la Reitsch sono galvanizzati dopo l’incontro con Hitler perché <>….. Secondo Patrick Burnside, il 27 aprile 1945 mattina vengono inviati 5 aerei cicogna con una capacità di trasporto di 10 passeggeri ciascuno fino al centro di Berlino. Anche un SIEBEL 204 di uguale capacità. L’unico elicottero disponibile – motivo per cui i Goebbels erano arrivati nel bunker dalla propria villa giorni prima – era adesso inutilizzabile per l’impatto su esso dell’artiglieria russa. Si trattava di un FOCKE ACHGELIS DRACHE (FA223/S) che aspettava in una delle sei torri in cui si distaccava la difesa antiaerea tedesca di Berlino. Scrive Abel Basti: <>.
Ci vorranno altri dieci anni per spiegare tutto ciò che non quadra nella tesi ufficiale del suicidio wagneriano di Hitler divulgata da Trevor-Roper. IO non faccio asserzioni perentorie sulla “scomparsa” di Hitler dalla scena della vita a fine aprile 1945. Mi sono limitato a seminare dubbi, consapevolezza investigativa per approfondimenti incessanti. La storia non è un monolite. E’ facile parlare. Ma è difficile approfondire. Qualcuno nel novembre 1945 ha dettato una versione sotto (a sua volta) altra dettatura impostagli nel settembre 1945 da autorità politiche planetarie. Cosa sia realmente successo nel bunker tra il 28 aprile 1945 ed il 2 maggio 1945 nessuno è stato in grado di stabilirlo. Nessuno. Dal punto di vista scientifico, medico-legale e forense, credere all’asserito suicidio di Hitler ed Eva Braun è solo un atto di fede.
Il fatto accaduto realmente è, invece, il mistero principale del XX° secolo. I rapporti delle agenzie d’intelligence anglo-USA ed i resoconti della Marina Militare Argentina conducono ad una solo pista silenziata da 68 anni ad oggi con accurati procedimenti di manipolazione della sensibilità della opinione pubblica mondiale. Opinione pubblica che, per molti, si vorrebbe far coincidere con l’”opinione pubblicata”.
Adesso sto ultimando un saggio di 500 pagine sulla spedizione nazista in Antartide nel 1938-1939 (http://www.youtube.com/watch?v=2oO8ApTSXlM) che uscirà entro il 2013.
Entro i prossimi 5 anni pubblicherò un saggio scientifico sulla scomparsa di Hitler dal bunker nell’aprile 1945. La mole di materiale ed il lavoro che svolgo (non essendo un parassita accademico) non mi consentono di abbreviare i tempi (anche se ci proverò se la salute mi assisterà).
Un convoglio di 5 u-boot tedeschi portò i vertici nazisti in Argentina (lo disse Wilfred von Owen – portavoce di Goebbels – all’amico Burnside a Buenos Aires nel 1998). Tra questi vertici, molto probabilmente Adolf Hitler stesso.
Schaeffer, alla guida dell’U-977 (interno al convoglio di quei 5 sommergibili di cui sopra) che il 17 agosto 1945 sbarca in Argentina disse: <>. In questo modo insinuava quello che non poteva dire chiaramente (i suoi interrogatori alle autorità argentine ed a quelle USA – svoltisi a Fort Hunt – ed a quelle britanniche sono secretati sino al 2020). E cioè che FEUERLAND OPERATION, OPERATION FIRELAND o Overseas Süden, o Operation Übersee fu un’operazione a compartimenti stagni, che coloro che vi parteciparono disponevano di conoscenze parziali e che lui non sapeva chi avevano trasportato gli altri U-Boot nazisti appartenenti al branco di <> che fecero rotta verso il Sud America. Se qualcuno poteva rispondere a tali quesiti, questi era Karl Doenitz. Ma nessuno osò domandargli alcunché…….
Una cosa è certa: Josif Stalin – a proposito della evaporazione di Hitler – parlava con cognizione di causa. Come sempre….
Salutissimi.

Alessandro De Felice - 5 aprile 2013, 01:56

[*]Forse ha ragione, chissà? però in queste tesi revisioniste quello che mi stupisce è sempre l’assenza della testimonianza di persone vere e la volontà alla-rovescia di ricostruire la storia (si parte dalla conclusione per ricostruire i precedenti), il che non ha niente a che vedere con un approccio da storico. Quando qualcuno afferma, con tanto di ‘documentazione’, che i campi di sterminio nazista erano una invenzione, ignora completamente la testimonianza di migliaia di persone che quelle cose le hanno vissute sulla loro pelle. In questo caso, sarebbe utile avere qualche testimone diretto di quella fuga che abbia rilasciato una precisa testimonianza. E sarebbe utile anche capire come mai Hitler, dopo aver cercato di dominare il mondo, se ne sia stato buono buono in un luogo sperduto ed isolato dal mondo senza contattare mai nessuno e senza vedere mai nessuno, e senza che nessuno lo abbia mai conosciuto con la sua vera o nuova identità (ne’ lui ne’ i suoi parenti) – come un qualsiasi pensionato dedito ai cari vecchi ricordi.
Castel - 5 agosto 2013, 19:23[/url]

[*]In ordine alle Sue considerazioni, Castel, osservo:
1) non si tratta di revisionismo, perché dal 1945 ad oggi abbiamo avuto una “pre”-visione, dove il “pre” sta per pregiudizio.
2) Cosa sarebbe la “volontà alla rovescia”? Da quale precedente vuole partire? Dalla cosiddetta versione ufficiale, ossia le fandonie di Sir Hugh Trevor-Roper già ridicolizzato dalla bufala dei falsi diari di Hitler nel 1983. Questo sarebbe lo storico ufficiale, il sacerdote officiante il culto inattaccabile sul presunto suicidio di Hitler nel bunker? Lei confonde il dogma servito ai mass-media nel 1945 per silenziare l’enigma del bunker colla storia ufficiale. Ha mai sentito parlare di uso politico della storia? No? Beh, sarebbe il caso che esercitasse un po’ più le sue capacità critiche. Napoleone Bonaparte diceva: “La storia ufficiale è un insieme di menzogne su cui ci si è messi d’accordo”.
3) Cosa c’entra il dibattito sui misteri della “Soluzione Finale” con la pista investigativa sulla fuga di Hitler in Patagonia?
4) Chi Le ha detto che non vi siano stati dei testimoni che abbiano visto Hitler dopo l’estate del 1945 in Sudamerica?
Personalmente non sono per nulla interessato alle opinioni della gente (opinioni frutto di passive acquisizioni di pseudo-versioni ufficiali), ma solo alla ricerca della Verità.
Alessandro De Felice - 31 agosto 2013, 02:57


[*]La “verità” sulla prima guerra mondiale è a tutt’oggi, ove quasi tutto è noto agli storici, omologata su alcune teorie in base alle quali i vinicitori fossero “costretti” loro malgardo a guerreggiare per “liberare” il mondo dal male assoluto.
Il copione non cambia per la seconda, ove ogni interesse economico e di potere mondiale delle potenze alleate viene taciuto, e ogni aspetto di politica economica, internazionale e interna non omologabile delle potenze vinte viene omesso.
Interessante pertanto il testo di De Felice, anche se ha indubbi elementi di improbabilità. Ma è comunque di grande importanza che ci siano persone dedite a continuare la ricerca e gli scavi documentali, senza accettare l’omologazione obbligatoria.
Nulla di diverso per il Vietnam, l’Afghanistan e l’Iraq.
Io non conosco la “verità”, ma partendo dal fatto che Nerone non corse certo per le strade di Roma per incendiarla, ma subì l’aggressione della storia dei vincitori, prima imperiali e poi, sopratutto, cristiani, per finire sulla pancia piena di carri armati della Lusitania, mi permetto di nutrire tutti i dubbi di questo mondo. D’altra parte sò anche che la storia non si ripete, usa mezzi analoghi, ma non si ripete. Pe
r questo, probabilmente, non sapremo mai la verità dei vinti, ma costruiremo il nostro futuro sulle fole dei vincitori.
E forse proprio per questo che non impariamo nulla dalla storia. Forse è proprio a causa di questi interessi di parte ed del concetto che la verità non un fatto, ma una “morale educativa”, che le guerre non finiranno mai.
Con buona pace della comoda semplificazione del mondo che è tanto servita ad entrambi i blocchi durante la guerra fredda, e che ancora oggi si nutre da interessi sopratutto economici tanto vasti da sembrare incredibili.
pasquino - 24 febbraio 2014, 04:34


[*]Il caporale nazista, in compagnia della sua bXXXXXXXX ed altri scorfani, parte in aereo dalla Germania e mediante un corridoio aereo libero atterra in Danimarca. Poi da qui, arriva sempre mediante aereo addirittura in Spagna. Vale a dire che svolazza libero, candido, immacolato, sopra i cieli d’ Europa, percorsi da migliaia di aerei alleati che non si accorgono di nulla. Poi parte con un sommergibile, attraversa tutto l’atlantico in diagonale ed arriva in Argentina. Anche in questo caso le centinaia di navi da guerra alleate non si accorgono di nulla, ma non mi dire tutti dormivano. Per finire c’e sempre il testimone che lo ha visto in Argentina, sa dirti quanti pXXX tXXXXX al giorno, quanto dormiva, nonche il luogo, l’ora e la causa della sua morte. Per chi ha studiato a fondo l’ ultimo conflitto mondiale la verita non verra mia a galla.
Piedi a Terra - 30 luglio 2014, 23:38[/url]

[*]Aspettavamo con ansia le concrete elucubrazioni del “signor” “Piedi a Terra”, col quale non intendiamo discutere, dato il loro spessore scientifico. Mi batterebbe del resto, il signore in questione, per l’alto grado di assenza di pregiudizi che dimostra. Io non prendo partito all’interno delle varie teorie della scomparsa di Hitler. Mi limito ai fatti, ed in estrema e superficiale sintesi ricordo. Nel dicembre 1945-gennaio 1946, alla Camera dei Comuni a Londra viene presentata, da alcuni deputati, una interpellanza al Governo perché le ricerche di Hitler vengano riprese e condotte a termine con solerzia, dato che ormai vi è la certezza che egli non sia morto nel falò wagneriano inventato a tavolino e costruito a posteriori da Hugh Trevor-Roper. Ebbene, anche la domanda degli onorevoli deputati inglesi rimane senza risposta. Negli USA, presso la Commissione politico-militare, viene avanzata da parte di un deputato americano, nel febbraio 1946, la richiesta del perché non vengano effettuate ricerche dell’ex-cancelliere tedesco (pardon, “caporale” austriaco, così “Piedi a Terra” sarà contento) nella zona del Rio delle Amazzoni dove ne era stata segnalata la presenza da alcuni informatori. La risposta ufficiale a tale interpellanza fu che Washington doveva pensare a ben altro che a correre dietro alla ricerca di un fantasma e ciò in quanto era stato dichiarato che Hitler doveva considerarsi ufficialmente deceduto. Nonostante i dubbi, la scarsa vigilanza, la voluta o no carenza dei poteri costituiti che hanno ignorato ogni informazione trasmessa sul conto di Hitler (pardon dell’”imbianchino” nazista, così “Piedi a Terra” sarà ancora più contento), noi abbiamo a disposizione degli elementi, “elementari” (scusatemi il gioco di parole), che riassumiamo ai nostri 4 lettori. Essi sono:
– che il cadavere di Hitler non fu trovato né tanto meno fu veduto nell’atto di uccidersi;
– che egli scomparve il 28 aprile 1945 per alcuni sedicenti testimoni, mentre che per altri era ancora in vita dopo le 4,30 del 29 aprile 1945, ora in cui, secondo le informazioni ufficiali, doveva essere già deceduto;
– che una galleria effettivamente partiva dal Tiertgarten e lo univa ad un ampio piazzale. Tale galleria venne percorsa varie volte da Hitler nelle giornate della fine di aprile ’45;
– che Hitler e la Braun non si unirono in matrimonio dato che i documenti prodotti possono essere considerati apocrifi e tanto più che nessun testimonio convincente ha potuto descrivere la cerimonia;
– che il corpo di Hitler non si è ritrovato e nemmeno un cadavere che possa essere a lui attribuito; egualmente si può dire della Braun (pardon, della “scorfana”, così “Piedi a Terra” sarà contento un’altra volta);
– che un suicidio di Hitler sarebbe da considerare non corrispondente alla sua natura;
– che Hitler ammise che la sua scomparsa era necessaria per mettere i suoi nemici gli uni di fronte agli altri (leggi USA vs URSS);
che vari soldati della Wehrmacht, il 30 aprile 1945 videro alzarsi in volo un aereo ARADO dalla Charlottenburger Platz, quando ormai i sovietici non erano più che a poche centinaia di metri dalla Cancelleria;
– che Goebbels e gli altri gerarchi nazisti il 20 aprile 1945, alla Cancelleria, dissero pubblicamente che essi, con il loro sacrificio personale per cui erano prontissimi, avrebbero salvato il Führer;
– che il medico personale di Hitler, Dott. Morrell, ebbe a dichiarare come anche nell’ultimo mese il capo nazista non aveva dato segni di pazzia e che anzi godeva di buon equilibrio spirituale;
– che tutti i documenti concernenti le radiografie personali di Hitler non sono state ritrovati, tranne le lastre radiologiche fasulle costruite a posteriori dai sovietici;
– che Hitler il 12 gennaio 1943 dispose “perché tutto sia studiato per approntare i piani per il futuro, dato che oramai è chiaro che la prima fase della lotta tra il mondo e noi finirà con la nostra temporanea sconfitta”;
– che viene assicurato da più parti in Germania che almeno un messaggio è stato trasmesso da Hitler, attraverso una radio clandestina.
– Stimiamo inutile dilungarci ancora su altri particolari che affronteremo in un nostro futuro lavoro. C’è un’indicazione precisa ed indiscutibile, però, che dobbiamo collegare con gli avvenimenti di cui narreremo in seguito: il cadavere, o le ceneri di Hitler, non sono state trovate e nessuno ha visto morire il Führer. Non siamo noi che pensiamo che egli non sia morto: pensano a ciò molti uomini di governo e così pensavano coloro che, a Norimberga, morirono col suo nome sulle labbra.
Alessandro De Felice - 20 agosto 2014, 01:21


Questo è il mio commento all'articolo e agli interventi del nostro storico:


Citazione:Ci sono un po’ di imprecisioni riguardo ai velivoli della Luftwaffe, agli aeroporti e alle strade di Berlino impiegate come piste improvvisate in quei tragici giorni di aprile del 1945.

Cit. “Hitler arrivò fin laggiù in aereo? «No. E posso dirlo perché il mio amico Burnside è figlio di uno degli ufficiali piloti inglobati nella Luftwaffe che dal 28 al 30 aprile 1945 assicurarono un corridoio aereo libero fra Berlino e la Danimarca per la fuga di Hitler. Il 28 aprile 1945 non vi fu alcun matrimonio nel bunker tra Adolf ed Eva, bensì la partenza su uno Junkers Ju 52, oppure un Arado 234 B, dalla pista di Hohenzollerndamm, con atterraggio nella German imperial Zeppelin base di Tønder, in territorio danese.”

Nella migliore delle ipotesi siamo di fronte a un clamoroso refuso / una clamorosa serie di refusi visto che è decisamente improbabile per non dire decisamente impossibile che Hitler, se sopravvissuto, sia scappato a bordo di un Arado Ar 234B! E’ altrettanto impossibile che un Arado Ar 234B sia stato in grado di atterrare e decollare dalla “pista di Hohenzollerdamm” durante la “Battaglia di Berlino”, visto che la Hohenzollerdamm non è e non era una pista aeroportuale civile o militare e neanche una base della Luftwaffe ma era ed è semplicemente una delle principali arterie stradali di Berlino: la “Hohenzollerdamm Hauptverkehrsstraße”, ovvero un tratto del grande “asse Nord-Sud”, sulla quale all’epoca si affacciavano tanti edifici amministrativi/ministeriali tedeschi e le rispettive macerie. E’ da escludere anche l’atterraggio di un Arado Ar 234B presso la “German imperial Zeppelin base di Tønder” visto che a Tønder nel 1945 non c’era una pista adeguata per l’atterraggio e il decollo degli Arado Ar 234B . L’ex-base degli Zeppelin della Marina Imperiale Tedesca di Tønder, Tønder Kommune, nella Syddanmark (Danimarca Meridionale), nel 1945 non aveva certo l’importanza che rivestiva nel 1918!
L’Arado Ar 234B fu il primo bombardiere a reazione operativo nel mondo e, come ricordato da Marco, era un velivolo monoposto, privo di stiva bombe e con la fusoliera destinata ad accogliere i serbatoi di carburante con cui alimentare i 2 motori a getto. Tradotto: niente spazio in cabina, niente spazio in fusoliera, niente stiva.

Non è che ci si volesse riferire all’Arado Ar 232B Tausendfussler invece che all’Arado Ar 234B Blitz? Rimane però da dimostrare che uno dei rarissimi trasporti Arado Ar 232B (stiamo dunque parlando della variante quadrimotore e non di quella bimotore di questo velivolo da trasporto – anche perché gli Arado Ar 232 bimotori esistenti al 28 aprile 1945 erano davvero pochini e avevano qualche problemino quanto a motori) abbia operato da Berlino in quei tragici ultimi 3 giorni dell’aprile 1945. Nell’aprile 1945 un velivolo del genere non era certo in grado di atterrare e decollare in condizioni di sicurezza da una delle piazze o da uno qualsiasi dei viali berlinesi: tutte le macerie e i relitti presenti, i numerosi ostacoli costituiti da edifici, piante, lampioni stradali, aiuole, statue, colonne, fontane…, corsa di decollo, spazi di arresto e una apertura alare di oltre 30 metri rendono decisamente inverosimile l’opzione Arado Ar 232B… a meno che non ci si voglia riferire all’ Ost-West-Achse, più che al Nord-Süd-Achse, che all’epoca era l’unica arteria stradale berlinese da cui i grandi velivoli da trasporto della Luftwaffe potessero operare in sicurezza, senza rischiare danni alle ali o cedimenti del carrello: per intenderci, è il grande viale che arriva alla Brandenburger Tor e che poi “diventa” l’Unter den Linden. Un pilota particolarmente abile avrebbe potuto forse far atterrare e decollare un Ar 232B da quel grande viale, che ricordiamolo, in quei giorni era in parte ingombrato da relitti e macerie e che finì poi sotto il fuoco sovietico. D’altra parte fino ad oggi le uniche prove documentali /testimonianze della presenza a Berlino di uno dei 10 Arado Ar 232B costruiti si riferiscono esclusivamente all’impiego su alcuni degli aeroporti della città negli ultimi giorni di aprile del 1945, ma comunque in data precedente al 28 di aprile! Uno di questi andò distrutto proprio su uno degli aeroporti berlinesi. Dobbiamo ricordare che all’epoca il dominio dell’aria attorno a Berlino (e in buona parte anche “sopra”) lo avevano conquistato i sovietici. Comunque sia, diamo un’occhiata qui:
 http://adl-luftfahrthistorik.de/dok/Ar_232_Teil1.pdf
http://adl-luftfahrthistorik.de/dok/Ar_232_Teil2.pdf

Cit.“che vari soldati della Wehrmacht, il 30 aprile 1945 videro alzarsi in volo un aereo ARADO dalla Charlottenburger Platz, quando ormai i sovietici non erano più che a poche centinaia di metri dalla Cancelleria”
Quale piazza si intende esattamente con “Charlottenburger Platz”? Non è che intende la Charlottenburger Chaussee ovvero un particolare tratto del suddetto Ost-West-Achse? Ah, ecco la prova! Qualcuno ha visto un Arado? Quale Arado? Attenzione, vi sono testimonianze certe e ben documentate della presenza di un Arado Ar 96B in volo sul centro di Berlino il 28 aprile. Ma quello era il velivolo su cui “fuoriuscirono” da Berlino Hanna Reitsch e Robert Ritter von Greim, quest’ultimo appena messo da Hitler a capo della Luftwaffe, . Ma l’Arado Ar 96B era un piccolo velivolo monoplano biposto da addestramento, assai diffuso, con un apertura alare di 11 metri e che non necessitava di grandi spazi di decollo e atterraggio, oltre a non richiedere necessariamente piloti di straordinarie qualità: al massimo possiamo ipotizzare che a bordo vi fossero 1 pilota e un passeggero. L’autonomia di questo velivolo era dell’ordine degli 800-1000 km. L’autonomia si badi bene, non il "raggio d’azione"!

Cit. “La notte tra il 25 ed il 26 aprile 1945 Ritter von Greim ed Hanna Reitsch si incontrano a Monaco e da lì volano all’aeroporto di Rechlin, dove invece di utilizzare un elicottero prendono un aereo Focke Wulf 190 pilotato dal misterioso sergente “B”(osser), lo stesso che aveva portato Speer nel bunker in precedenza.”

Il Focke Wulf FW-190 impiegato per l’occasione era una “variante modificata sul campo” del biposto da conversione operativa derivato dal famoso aereo da caccia monoposto. Per quale straordinario motivo questi due signori avrebbero dovuto utilizzare un raro, vulnerabilissimo e inaffidabile elicottero (supponiamo) Focke Angelis Fa-223 Drache?

Cit.“Secondo Patrick Burnside, il 27 aprile 1945 mattina vengono inviati 5 aerei cicogna con una capacità di trasporto di 10 passeggeri ciascuno fino al centro di Berlino. Anche un SIEBEL 204 di uguale capacità..”
Attenzione, il giorno 27 atterrarono in centro a Berlino 6 Fieseler Storch Fi 156. Storch, come noto a tutti gli appassionati di aeronautica militare, in tedesco significa cicogna. Nessun altro velivolo della Luftwaffe era soprannominato Storch! Ogni Storch poteva trasportare 2 passeggeri oltre al pilota. Lo Storch, piccolo velivolo da trasporto leggero/collegamento, dalle dimensioni abbastanza contenute, fu uno dei primi velivoli STOL della storia, ecco perché i tedeschi lo usarono per operare dal centro di Berlino! Quindi 6×2= 12 passeggeri e 6 piloti!E’ piuttosto improbabile che un Siebel Si 204 abbia potuto atterrare e decollare dal centro di Berlino nel tardo aprile del 1945 su una strada che non fosse l’Ost-West-Achse/Unter den Linden. In ogni caso il bimotore da trasporto/collegamento/addestramento Siebel Si 204 aveva un equipaggio di 2 persone e poteva trasportare fino a 8 passeggeri e non 10. L’apertura alare di questo velivolo era di oltre 21 metri.Signor De Felice come mai non fa cenno al fatto che secondo alcune fonti, un po’ più attendibili di alcuni sentito dire da Lei utilizzati per questo articolo e per i successivi interventi, sicuramente fino ai giorni 24-27 aprile ma forse fino ai giorni 27-29 aprile, pure tra mille difficoltà, con perdite, incidenti, danneggiamenti, oltre ai lenti e vulnerabili Ju-52, operarono dall’Ost-West-Achse velivoli come il Focke Wulf FW-200 Condor, Junkers Ju-352 e Junkers Ju-290, velivoli con ben altre prestazioni rispetto a quelli da Lei citati?
Dovrebbe sapere che proprio in virtù della presenza di questi velivoli, qualcuno ha a suo tempo ipotizzato che Adolf Hitler sia fuggito in Spagna via Praga o via Svizzera (a seconda delle scuole di pensiero) a bordo di uno Junkers Ju-352 o a bordo di uno Junkers Ju-290…

Lei è assolutamente certo della bontà pista danese, possibilmente tenuta sgombra dai dirigibili della Marina Imperiale Tedesca?
Admiral Canoga - 14 febbraio 2017, 18:47

Nota del 9 febbraio 2019: secondo diverse fonti in relatà il giorno 27 aprile nessuno dei 5/6 Fi 156 sarebbe riuscito ad atterrare "in centro a Berlino"  a causa e del maltempo e della reazione dell'artiglieria sovietica.

Porta di Charlottenburg e Chartottengurger Chaussee:



Mr President, I feel that I must tell you that the senior officers of the Navy do not have the trust and confidence in the civilian leadership of this country that is essential for the successful prosecution of a war in the Pacific - James Otto Richardson CinC U.S. Fleet (06 01 1940 – 01 02 1941) to FDR
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 09-02-2019, 08:55 PM da Admiral Canoga.)
09-02-2019, 08:48 PM
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#4
RE: Ufologia Patagonica e Acchiappafantasmi: Adolf Hitler è mai fuggito in Argentina?
Se la cosa fosse finita qui, mi sarei guardato bene dal tediare i colleghi forumisti di RID con cotali bazzecole..... Ma il nostro Illustre Storico, consapevole della Sua Missione Messianica al servizio della Verità insiste e persiste tra insipienza e presunzione:

Citazione:[*]Oltre le varie divagazioni:
https://ru-clip.com/video/ldUjs34g1sU/fu...agine.html
Del Focke Wulf 190 utilizzato da von Greim e la Reitsch non sono io a parlare, bensì un rapporto top secret delle Forze Aeree Alleate (Quartier Generale) in Austria dell’8 ottobre 1945. Rapporto in mio possesso. E che pubblicherò in appendice al volume sulla “ipotesi fuga di Hitler dal bunker”.ScusaTe ma staTe confondendo i piani. Nella notte 25-26 aprile del 1945 Hanna Reitsch insieme al generale Robert Ritter von Greim, si reca con il suo Fieseler Fi 156 Storch nel centro di Berlino. Secondo una mia fonte legata al Mossad il 27 aprile mattina vengono inviati 5 aerei cicogna con una capacità di trasporto complessiva di 10 passeggeri fino al centro di Berlino (anche se il Fieseler Fi 156 Storch MS 500 porta 2 passeggeri più il pilota, che fanno più di 10— 3×5=15). Non capisco perché si confonda il Fieseler della notte 25-26/04/1945 con gli altri Fieseler (aerei cicogna) del 27 aprile (cinque). Von Greim si precipitò a Berlino su un aereo pilotato dall’aviatrice Hanna Reitsch e, durante l’ultima parte del volo, mentre erano sopra la città, l’aereo fu colpito dalla contraerea sovietica e von Greim rimase ferito ad un piede. Questo dico. Basandomi su rapporti dell’intelligence Alleata. Credeva che non sapessi che il Focke Wulf 190 fosse un monoposto? Aspettavo che me lo dicesse Lei? Vallo a raccontare all’intelligence anglo-americana che redasse quel rapporto. L’adattabilità di un tale monoposto ad un altro passeggero oltre il pilota (quindi triposto) non siamo in grado né di confutarla né di darla per certa. Né io, né Voi o nessun altro. Perché non eravamo lì. I funzionari dell’intelligence alleata che redassero il rapporto, scrissero chiaramente del Focke Wulf (triposto) adattato allo scopo. E parlano di una modifica strutturale per consentire il volo a tre, con la costruzione di un sedile vicino alla porta di emergenza per la Reitsch che non superava il metro e sessanta di altezza. Ripeto: il rapporto è datato l’8 ottobre 1945, sei mesi dopo il volo.
Alessandro De Felice - 24 gennaio 2018, 21:38


[*]@Dott. Alessandro De Felice
Complimenti per la sua tenacia, curiosità e capacità di analisi!!
Probabilmente quando l’impero americano collasserà del tutto ecco che gli studi di storici appassionati indipendenti come lei troveranno il giusto e doveroso riconoscimento!!
Cordiali saluti.
Fabrice.
PS “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”, MAHATMA GANDHI
Fabrice - 1 febbraio 2018, 20:56


[*]Buonasera professore De Felice. Volevo chiederle quando pubblicherà il suo libro su quelle che sono i risultati delle ricerche sulla fine di Adolf Hitler.
emiliano - 15 febbraio 2018, 12:15 

[*]Spero, entro il 2021. Credo entro 4 anni. Sono alle prese, per adesso, con due studi di 3mila pagine ognuno, sugli ultimi giorni di Mussolini (il primo) e sul carteggio Churchill-Mussolini (il secondo). Sulla fuga di Hitler conto di scrivere non meno di 2.500-3.700 pagine con appendici documentali che costituiranno parte integrante del volume (prevedo più tomi). A dispetto dell’oscuramento politically correct mediatico sta uscendo fuori materiale sconvolgente per i soli addetti ai lavori che, in quanto “addetti”, non è detto che lo sappiano incrociare e decifrare esegeticamente. I viaggi e le fotografie scattate all’estero sono stati/e fondamentali.
Alessandro De Felice - 17 febbraio 2018, 16:24 


[*]Buongiorno Dottore, siamo un gruppo di appassionati storici di Sanremo e per altre vie ci siamo imbattuti nella storia di Ursula nata proprio nella nostra città. Abbiamo rintracciato una serie di indizi interessanti, ad esempio la lunga permanenza in città di Goering da febbraio 39, o il fatto che Hitler fosse proprietario di una villa in citta e altre interessanti e provate presenze di personaggi molto legati al cancelliere. Vorremmo approfondire le fonti sulla nascita di Ursula per poi fare delle ulteriori ricerche a Sanremo. Grazie
Claudio - 15 aprile 2018, 10:18


[*]Vi ringrazio per la Vostra domanda e gli interessanti riscontri da Voi accennati che vi rendono un’eccezione italiana (nel mare della incompetenza universitaria e mediatica) che conferma la regola della impreparazione vigente in Italia. Le mie fonti in questione sono tedesche, argentine e britanniche. Non posso rivelarvi altro anche perché ho un accordo con una casa editrice italiana e gli unici documentaristi all’altezza della situazione sono i russi cui rilasciai già nel 2014 e nel 2015 due interviste per complessive 20 ore di registrazione e cui fornì fotografie e documenti inerenti l’argomento dell’articolo. Parti della intervista furono trasmesse dalla tv di Stato russa nella primavera 2015. Saluti e buon lavoro.
Alessandro De Felice - 18 aprile 2018, 01:25


[*]http://www.dagospia.com/rubrica-29/crona...172226.htm
“Il racconto di Philippe Loret, 62enne idraulico francese convinto fin da bambino di essere il nipote di Adolf Hitler, non è frutto di una mente malata: la sua storia, basata sui racconti del padre e della madre, è oggetto da decenni di accesi dibattiti da parte degli storici, che finora non sono arrivati a conclusioni certe.
Nella sua disperata ricerca della verità, Philippe si è ora rivolto alle autorità russe per un test del Dna che possa confermare la sua discendenza dal dittatore nazista.
Il canale televisivo russo NTV, gestito dallo Stato, ha prelevato un suo campione di saliva e lo ha portato a Mosca per confrontarlo con il materiale genetico proveniente dai presunti resti di Hitler (la mascella e un frammento del teschio) recuperati dalle forze di Stalin, che nel 1945 assaltarono il bunker del dittatore, e conservati in un caveau dall’ex KGB di Mosca.
Una richiesta accorata di aiuto per avere la certezza delle sue origini. “Ci sta ripetendo in russo all’infinito la frase “Russia, chiedo aiuto” – ha detto un presentatore della NTV – Sa che siamo la sua ultima speranza. Questo significa che il destino di Hitler è ancora una volta nelle mani della Russia “.
La convinzione di Philippe nasce quando, a 16 anni, viene convocato con i fratelli a tavola dal padre Jean-Marie Loret che, tra l’incredulità generale, dice ai figli: “Ragazzi, ho qualcosa da dirvi: vostro nonno è Adolf Hitler”.
Da quel momento in poi partono i racconti dei genitori: Loret afferma che suo padre abbia rivelato che loro nonno era Adolf Hitler, e che al padre, la nonna, a sua volta avesse confidato quanto Hitler l’aveva trattata bene e quanto fosse un ‘buon amante’.
“Nella sua testa, Philippe Loret è sicuro, senza alcun DNA, di essere il nipote di Hitler – ha detto il presentatore di NTV – Ma il test del DNA può dimostrare incondizionatamente che questo legame di parentela è reale. Il test del DNA di Philippe Loret è ora a Mosca. La soluzione dell’ultimo mistero di Hitler è vicina. E questo significa che il destino di Hitler è di nuovo nelle mani della Russia”.
Mi scrive un attento lettore: “Domanda: ma i russi a che gioco stanno giocando con questo tizio? Se i russi avevano rifiutato a un parente molto vicino a Hitler l’esame dei resti; e se un archeologo statunitense che aveva avuto il permesso di effettuare un test del Dna su frammenti del cranio di Hitler arrivò al risultato che appartenevano a un corpo di sesso femminile di circa 30 anni e allora appunto i russi a che gioco stanno giocando con questo tizio che sostiene di essere il nipote di Hitler e che a quanto pare i russi sono ben lieti di dargli una mano? Per caso i russi hanno messo le mani su un cadavere di un parente molto prossimo a Hitler e hanno sostituito i suoi resti con quelli falsi che avevano? O che altro?”.
Quello che penso io? Vicenda enigmatica. Io credo che sia gestita dai servizi russi la faccenda. Essi hanno:
1) prima dato il permesso a Nick Bellantoni, con tanto di troupe di History Channel al seguito (ed ad altri…) di analizzare i presunti resti (fasulli) di Adolf Hitler;
2) di far finta di non accorgersi che Bellantoni (ed in altra occasione altri studiosi legati al Mossad) stava prelevando porzioni della calotta cranica per portarseli negli USA;
3) protestato (o fatto finta di protestare) quando l’università del Connecticut ha rivelato che il cranio era di una donna e non di Hitler (e neanche di Eva Braun);
4) i russi che mi hanno intervistato nel 2014-2015 avevano in mente seriamente la fuga in Sudamerica di Hitler (cui ho fornito pezze di appoggio fotografiche);
5) forse i servizi russi hanno in progetto di accumulare carte anche diverse per giocarsele, alternativamente, sul lungo periodo.
La partita è appena iniziata. I giocatori sono CIA, servizi russi e servizi israeliani.
C’è ancora molto da investigare. Ed io lo farò.
Alessandro De Felice - 25 aprile 2018, 22:36 


[*]Dott. De felice ho letto oggi questo articoli , siamo nel 2018 ma è incredibile lei ha mai visto il programma di history channel hunting hitler? dove si analizzano documenti desecretati della fbi , con un software evoluto ,
ebbene riprendono tutto quello che ha detto lei , dalla base di tonder alle canerie eccc
incredibile, come lei abbia detto questo nel 2012
roberto - 15 novembre 2018, 14:40[/url] 


[*]Non faccio parte di parrocchie universitarie, mediatiche, giornalistiche o politiche. Questo mi preserva dalle contaminazioni e mi isola dal mondo degli “amici degli amici”. Accumulo dati e stabilisco connessioni. Il resto lo lascio al Dio Crono, anche se potrebbe apparire lento a scorrere ai fini del mio ciclo biologico. E di quello di coloro che decidono di seguire le mie piste.
Alessandro De Felice - 16 novembre 2018, 00:55


[*]Ritornando indietro alle prime,[color=#3333ff] il FW190 con tre persone a bordo ci poteva stare benissimo, avevo letto che dalla Tunisia nel 43’scappavano in tre o quattro sui BF109 completamente svuotati. Complimenti Dr. De Felice per il suo intrigante racconto, non fosse per la mancanza dei mezzi economici mi sarei gia’ avventurato a visitare quei posti. Buon lavoro un cordiale saluto.
Luciano Perino - 27 dicembre 2018, 18:09 


[*]buongiorno, sono giunto qui quasi per caso, ma comunque incuriosito da storie di questo genere come da lei raccontato (molto interessante, penso di poter comprare uno dei suoi libri che riguardano i misteri sulla fuga di hitler). ficcanasando qua e la, non sono venuto però a capire su un dettaglio: secondo le testimonianze raccolte e riprese da lei, un arado prese volo sulla charlottenburg platz ma io non riesco a capire se questo posto è l’attuale strasse 17.juni oppure è un altra via? si trova nel parco tiegarten, se non sbaglio? le foto (capisco, è difficile fare foto nei giorni dell’aprile 45…) di quei posti mi aiuterebbero a capire le condizioni della pista di decollo.
Un Arado è abbastanza grosso per decollare su una pista come quella della strasse 17. juni? ha qualche riferimento da offrirmi?
grazie e sinceramente complimenti per i suoi lavori! ho studiato renzo de felice nel 1995 e lo ricordo ancora oggi con interesse perchè trovò interessanti indizi sulla storia del fascismo !
hermann - 2 febbraio 2019, 08:41


[*]Bisognava che la gente non sapesse. E che non sappia…
La Storia ha cominciato il suo secondo tempo!
Alessandro De Felice - 4 febbraio 2019, 16:19


[*]la ringrazio per la sua illuminante frase, in effetti ora so tutto ciò che mi interessava: ho trovato del materiale interessante in questione, persino fotografie, ma non proveniente da lei e neanche da lei citate :-) cordiali saluti e buona ricerca
hermann - 8 febbraio 2019, 20:43
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#5
RE: Ufologia Patagonica e Acchiappafantasmi: Adolf Hitler è mai fuggito in Argentina?
Il Nostro Grande Storico specialista nell’arte del copia e incolla dei propri commenti da un sito web all'altro ( https://ru-clip.com/video/ldUjs34g1sU/fu...agine.html ), continua a scrivere una considerevole quantità di inesattezze, e risponde a vanvera a tutti coloro che inutilmente cercano di correggere certe evidenti castronerie sui velivoli della Luftwaffe, castronerie che mettono in risalto una cosiderevole impreparazione in materia di storia dell’aviazione.

Si faccia attenzione a quanto “io me medesimo e sottoscritto Admiral Canoga” ho affermato in precedenza:
"Il Focke Wulf FW190 impiegato per l’occasione era una “variante modificata sul campo” del biposto da conversione operativa derivato dal famoso aereo da caccia monoposto."

Tradotto per coloro che non hanno dimestichezza con i velivoli della Luftwaffe della II Guerra Mondiale significa che il Focke Wulf FW190 utilizzato dalla Reitsch e da von Greim per volare da Rechlin a Gatow non era un caccia monoposto bensì un biposto da addestramento avanzato/conversione operativa FW190S-8 ( https://www.sas1946.com/main/index.php?topic=34232.0 ) ulteriormente modificato, e ripeto “ulteriormente modificato”, presso lo Jagdgeschwader 4 ( http://www.cieldegloire.com/jg_004.php ) e utilizzato per voli di collegamento.
Gli FW190S-5 e S-8, che furono realizzati in 58 esemplari dalla MENIBUM ( https://www.geschichtsspuren.de/artikel/...nibum.html ), non erano velivoli costruiti ex-novo ma erano il frutto della conversione di altrettanti Focke Wulf FW190A-5 e FW190A-8 monoposto. Furono convertiti in biposto anche alcuni monoposto FW190F ma la documentazione in proposito è scarsa, anche se l’unico FW190 biposto oggi esistente, un FW190F-8/U-1 conservato presso il museo della RAF a Hendon nel Regno Unito ( https://www.rafmuseum.org.uk/research/co...90a-8-u-1/ ), è proprio un biposto realizzato sulla base di un caccia FW190F-8.
Orbene, il documento dell’Intelligence Alleata dell’8 ottobre 1945 che riporta i contenuti degli interrogatori cui fu sottoposta la Reitsch al punto 8 a pagina 2 dice che “….a Focke Wulf 190 was to be used, wich had a pig-a-back space for one passenger arranged behind the pilot’s seat.” (si veda qui http://www.paperlessarchives.com/lastday...elter.html o qui http://aircrewremembered.com/reitsch-hanna.html ). Si badi bene che il Focke Wulf FW190S-8 era un velivolo biposto in tandem a doppi comandi: nell’abitacolo vi erano due seggiolini per 2 piloti! Von Greim trovò posto sul seggiolino posteriore (che di solito veniva utilizzato dal pilota-istruttore) mentre la Reitsch trovò posto all’interno della fusoliera, alle spalle del seggiolino su cui sedeva Von Greim: una sistemazione “di fortuna”. Il pilota (il fantomatico B.) sedeva al posto di pilotaggio dell’allievo, cioè quello anteriore.
La Reitsch era entrata nella fusoliera attraverso quello che per i monoposto era il pannello/portello del vano per le attrezzature radio, portello che era stato mantenuto sugli esemplari biposto e che non era affatto “un’uscita di emergenza”!  Se si vuole avere un’idea più precisa di cosa fosse questo vano d’accesso sul lato sinistro della fusoliera degli FW190 si può consultare la monografia del Dottor Alfred Price sul Focke Wulf 190 pubblicata sulla International Air Power Review N.3: a pagina 153 è pubblicata una fotografia assai esplicativa.
Altrimenti, con un po’ di immaginazione, si dia un’occhiata a questa foto del relitto di un FW190 monoposto: si noti l’apertura sulla fusoliera vicino alla Balkankreuz http://1.bp.blogspot.com/-ZmfehVCMZvI/Us...us+End.jpg

[Immagine: Ignominious+End.jpg]

A questa pagina web è possibile apprezzare il portello laterale di un esemplare biposto di FW-190S, sempre in corrispondenza della Balkankreuz:
http://falkeeins.blogspot.com/2011/06/fo...g-110.html

[Immagine: fw1.jpg]

Ma chi mai ci dice che l’FW190 era un biposto ovvero un “S”?
Nientemeno che Albert Speer in “Memorie del Terzo Reich” a pagina 612 (Mondadori hardback 1971) o a pagina 562 (Oscar Mondadori 1997), nel capitolo “l’Annientamento” :
Citazione:“..Ci recammo poi al poligono di prova della Luftwaffe a Rechlin, nel Meclemburgo, dove ero conosciuto bene perché anni prima avevo assistito ad alcuni collaudi. Perciò contavo di poter ottenere un aereo. I caccia che attaccavano a volo radente le truppe sovietiche a sud di Potsdam partivano da là. Il comandante si disse pronto a condurmi fino a Gatow con un apparecchio scuola . “ (in tedesco “Schulmaschinen” oppure “Schulflugzeug”, da cui il suffisso “S” della designazione / acronimo FW 190S, importantissimo dettaglio che si perde nella traduzione dal tedesco delle “Erinnerungen”. Considerando poi che l’edizione italiana è in realtà la traduzione dell’edizione inglese “Inside the Third Reich”…).  “Mise a disposizione mia e del mio ufficiale di collegamento due Cicogne, (Fi 156) piccoli aerei monomotori da ricognizione ad atterraggio corto…….. Scortati da una squadriglia di caccia, decollammo dirigendoci verso sud, ad una quota di circa mille metri. La visibilità era ottima quando passammo a pochi chilometri dalle zone dove si combatteva, eppure, dall’alto,la Battaglia di Berlino sembrava una cosa innocua………..Altrimenti vedevamo solo il lento bruciare di case coloniche e, in lontananza, al limite orientale della città, dense colonne di fumo contro l’orizzonte nebbioso….“

Speer descrive dettagliatamente ciò che vede al di fuori dall’abitacolo ergo è seduto, alloggiato sul seggiolino posteriore di un FW190S Schulmaschinen / Fw 190 Schulflugzeug / Fw 190 Doppelsteuer. Fosse stato all’interno della fusoliera dell’FW 190 accovacciato come la Reitsch avrebbe avuto una visuale assai limitata e non avrebbe certo potuto osservare l'orizzonte!
Quindi è semplicemente vergognoso rispondere con cotanta spocchia a coloro che intervengono per correggere certe scempiaggini laddove è indiscutibilmente necessario, poiché bisognerà pur ammettere che se vogliamo parlare seriamente degli ultimi giorni del III Reich, le memorie di Speer, benchè scritte tra il 1953 e il 1966 e successivamente rielaborate, hanno importanza decisamente maggiore di certe strampalate teorie ufologico-patagoniche o di certe fonti di quinta mano legate al Mossad e persino di quanto possa scrivere o pensare il sottoscritto! Anche perché fu proprio Speer con il suo Ministero a coordinare e a suddividere tra i vari costruttori/fornitori/subfornitori tedeschi la produzione in massa dei Focke Wulf FW 190 e dei Messerchmitt Bf 109, comprese le conversioni in biposto tanto dei Bf-109 quanto degli FW 190.

Qualche altra osservazione: il Fieseler Fi 156 Storch MS 500 che straordinario pasticcio sarebbe?
MS sta per Morane Saulnier. Dal 1942, durante l’occupazione tedesca, poiché la Fieseler era impegnata in altri programmi aeronautici a maggior priorità (come ad esempio quello per il Focke Wulf FW 190 e quello per il Messerchmitt Bf 109 o il programma per la bomba volante Fieseler Fi 103 – meglio nota come V-1),  i Fieseler Fi 156 Storch furono "anche" costruiti su licenza in Francia dalla Morane Saulnier. I velivoli però erano sempre e comunque designati Fi 156 dalla Luftwaffe.
Per Morane Saulnier MS 500 si intendono i Fieseler Fi 156 costruiti per l’ Armée de l'Air francese dopo che gli Alleati liberarono la Francia dall’occupazione tedesca. Nessun MS 500 prestò mai servizio con la Luftwaffe del III Reich.

Ancora: “Von Greim si precipitò a Berlino su un aereo pilotato dall'aviatrice Hanna Reitsch e, durante l'ultima parte del volo, mentre erano sopra la città, l'aereo fu colpito dalla contraerea sovietica e von Greim rimase ferito ad un piede”
Per la Verità che un certo storico si vanta sistematicamente di rivelare….. nel rapporto alleato sugli interrogatori della Reitsch si legge che:
Citazione:“…it was decided to fly an available Fieseler-Storch for the remaining distance and land within walking distance of Hitler’s shelter. With Greim at the controls and Reisch as passenger the plane took off under a whirling cover of German-Russian dog-fights. At the height of few meter Greim managed to get away from the Field and continue at tree top-level toward the Brandemburger Tor. Street fighting was going on below them and countless Russian aircraft were in the air. After a few minutes of flight heavy fire torn out the bottom of the plane and severely injured Greim’s right leg.
By reaching over his shoulders Reitsch took control of the craft and by dodging and squirming closely along the ground, bought the plane down on the East-West Axis.”
Ergo il Fi 156 lo pilotava von Greim e la Reitsch prese i comandi del velivolo solo dopo il ferimento di costui, gestendo in modo esemplare una situazione di emergenza.

Ne consegue che, alla luce di cotanta superficialità mostrata nell’uso di fonti dirette, se è vero come è vero che la storia della seconda guerra mondiale sia quasi completamente da riscrivere, è del tutto evidente che non sarà certo il Nostro Illustrissimo e Illuminatissimo Bi-Dottore a farlo. Costui potrà al massimo continuare a dedicarsi all’Ufologia, all’Ucronia e alle Scienze Occulte.

Cordialità.
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#6
RE: Ufologia Patagonica e Acchiappafantasmi: Adolf Hitler è mai fuggito in Argentina?
Dovrebbero contattare Clive Cussler,pensate che romanzo potrebbe ricavarne !
Che bella avventura per Dirk Pitt !
09-02-2019, 10:57 PM
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Capitan Harlock Online
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#7
RE: Ufologia Patagonica e Acchiappafantasmi: Adolf Hitler è mai fuggito in Argentina?
Chi ha detto che certe famiglie sono come gli ortaggi: la parte migliore è sotto terra...?
10-02-2019, 02:47 AM
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#8
RE: Ufologia Patagonica e Acchiappafantasmi: Adolf Hitler è mai fuggito in Argentina?
(10-02-2019, 02:47 AM)Capitan Harlock Ha scritto: Chi ha detto che certe famiglie sono come gli ortaggi: la parte migliore è sotto terra...?

Capitano non sarei così drastico.... la questione è molto semplice: l'uno era semplicemente uno storico, l'altro è per definizione l'Ufologopardo Patagonico Patafisico Quantistico, Vate e Ornitomante del volo Antigravitazionale.

Passando oltre, giusto per perdere inutilmente un po' di tempo, mi è stato riferito che "in un impeto di ribellione, travolte da insolito disgusto per cotanta cialtroneria, le scure statue dei reali in Prussia piangono lacrime bianche come le navi nel porto di Arcangelo", così come fece a suo tempo la scura statua del Compagno Lenin a Cavriago, in Provincia di Reggio Emilia.....

[Immagine: charlottenburgertor19xr3xd.jpg]


D'altra parte questo storico texano:

[Immagine: 8iAb8b6bT.jpg]

...mio caro amico nonché esperto di Luftwaffe e di Kriegsmarine, mi segnala che nella strepitosa intervista e nei successivi strepitosi interventi-eventi ufologici sono presenti diverse altre castronerie.

Tanto per cominciare la base per dirigibili di Tondern (oggi Tønder) della Marina Imperiale Tedesca: 

[Immagine: tondera.jpg]

non risulta sia mai stata utilizzata dalla Luftwaffe durante la Seconda Guerra Mondiale. Ad oggi non è ancora stata ritrovato alcun tipo di documentazione che dimostri il contrario. Le uniche frammentarie informazioni ci dicono che fosse stata contemplata/ipotizzata la possibilità di usare quell'area (sarebbe improprio parlare di "pista") per eventuali atterraggi di fortuna. ( http://www.ww2.dk/Airfields%20-%20Denmark.pdf )

E' bene ricordare che poco tempo dopo il celebre raid compiuto dai velivoli inglesi decollati dalla HMS Furious il 19 luglio 1918 la base cadde in disuso e che uno dei motivi del successo del raid fu l'assenza di contrasto da parte della caccia tedesca. A cosa dobbiamo questa assenza? Semplice: visto il susseguirsi di incidenti in decollo e atterraggio dei velivoli (ALbatros D.III) della squadriglia caccia che avrebbe dovuto difendere i dirigibili dall'offesa aerea avversaria, incidenti spesso mortali, la Kaiserliche Marine nel marzo 1918 prese la decisione di sospendere le operazioni di volo e a trasferire i velivoli altrove. 
Gli incidenti erano dovuti al terreno troppo soffice che rendeva estremamente pericolose le piste erbose di quel luogo.

http://www.tondernraid.com/tonder.htm 
https://da.wikipedia.org/wiki/Luftskibsbasen_i_T%C3%B8nder
https://verdenskrigensspor.dk/en/location/flyhangar-tonder-zeppelinbase/

Ora, visto che dopo la fine della I GM al 1945 su quella ex-base non risulta sia mai stato fatto alcun intervento di consolidamento dei terreni non si riesce a comprendere perché e come una pista che non consentiva di operare a un piccolo Albatoss D.III avrebbe potuto essere impiegata per l'atterraggio di un Ar.234B nell'aprile del 1945.

Devo ammettere che quanto scrive il signor Burnside (che a dire del Divino e Sublime Ufologopardo sarebbe figlio di un pilota della Luftwaffe e, per la proprietà transitiva, grande esperto di aviazione) sull'Arado Ar.234 a pagina 166 del suo "El escape de Hitler" lascia davvero perplessi (si badi bene che mancano accenti e dieresi): 

"......Tenia, ademas de piloto y copiloto, atras de ellos en el fuselaje para trasportar con un minimo confort dos personas. Sin su carga de bombas standard y con tanque de carburante medio lleno.mas que suficiente para llegar
a Dinamarca en poco mas de media hora, se despegue y vuelo corresponderian al nombre che le fuere imposto, Rayo.  El hecho descrito por el ingeniero B. de un Fuhrer discutiendo y gesticulando durante 15 minutos con un grupo de altos jerarcasme parece evidenciar la negativa del mismo de cargar pasajeros. No habia mas chances, su decision era irrevocable, él se iba y si bien habria lugar en el compartimento de carga, los demas se quedarian a su destino. En efecto, en el compartimiento de bombas bien habrian podido cader precariamente otros pasajeros, pero sin JATO, cohetes de lanzamientos, el despegue habria sido lento y por ende peligroso; creo ademas que para mayor seguridad la salida de Berlin se atraso hasta la medianoche, hora de la tregua, solicitada desde el Fuhrerbunker y que la misma fu pedida ad hoc......"

Bisogna riconoscere che davvero difficile leggere in una volta sola tante corbellerie sull'Arado Ar 234: 
-pilota e copilota? Come abbiamo già detto e come tutti sanno l'Ar 234 era un monoposto. Non solo, nell'abitacolo vi era ben poco spazio libero a causa degli ingombri e dell'abbondanza della strumentazione e delle apparecchiature imbarcate
-compartimento di carico? Non vi era alcun compartimento di carico
-stiva bombe? Come è noto sull'Ar 234 non vi era alcuna stiva per le bombe 
-JATO? ....magari si chiamavano "Rauchgerate" (RATO)

Tutte queste scempiaggini divulgate dai nostri puntigliosi ufologi e acchiappafantasmi sono state ricamate attorno alle reali operazioni e ai veritieri trasferimenti del Kampfgeschwader 76. Il KG 76 in quei giorni di aprile del 1945 eseguì alcune missione di bombardamento su postazioni russe nei dintorni di Berlino. Non solo: a causa dell'avanzare degli angloamericani alcuni velivoli del KG 76 vennero dispersi su basi vicine al confine danese come Leck ( che si trova circa 20 km  a sud di Tønder / Tondern/o Karup, in Danimarca.....


[Immagine: Arado_234B_worldwartwo.filmnspector.com_4.jpg]

[Immagine: RAF--Arado-Ar-234B-lifejacket-aircrew.jpg]

[Immagine: Ar_234_B-2.jpg]


[Immagine: 41-1.jpg]

http://www.48specialmodels.com/e-produkte/e-48-ar234R.html

https://www.ww2.dk/oob/bestand/kampf/biiikg76.html
https://www.ww2.dk/air/kampf/kg76.htm

Nella prossima puntata parleremo di U-boot patagonici.
Mr President, I feel that I must tell you that the senior officers of the Navy do not have the trust and confidence in the civilian leadership of this country that is essential for the successful prosecution of a war in the Pacific - James Otto Richardson CinC U.S. Fleet (06 01 1940 – 01 02 1941) to FDR
18-02-2019, 12:13 AM
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